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Mar
05

Pensierino di Falbalà di Matilde Mangold


A quanto pare il Pd ed il suo popolo non riescono ad imparare nulla dal passato. Pantomima di euforia collettiva per l’elezione di Zingaretti (non c’era praticamente gara, un nome già designato, ma tant’è, vi piace la narrazione mitologica…), un uomo del passato con idee vecchie e lontane dal sentire popolare, sempre con la solita supponenza della supremazia morale della sinistra che gli ha giocato contro anche alle ultime elezioni (“noi siamo il meglio del paese, gli altri sono solo stronzi e fascisti e razzisti” ecc.). E soprattutto l’ennesimo grigio figuro, visto che come governatore del Lazio non ha fatto niente, proprio niente (i problemi di spazzatura, degrado, malvivenza, viabilità ecc. sono ancora tutti lì, irrisolti). Dove sarebbe il nuovo? Quali valori dovrebbe difendere il Pd? Con quale credibilità? Hanno calpestato e seppellito i diritti dei lavoratori abolendo l’articolo 18 e propugnando la precarietà a tutto spiano; hanno raso al suolo le pensioni, hanno rovinato famiglie con le tristi e scandalose vicende delle banche, hanno elargito mancette per comprar voti a spese dei contribuenti, hanno devastato la scuola, hanno aperto le porte all’immigrazione incontrollata offrendosi come hub dove tutta l’Europa ha convogliato i clandestini, importando persone ridotte poi in schiavitù oppure regalate alla malavita nel nome di un buonismo ipocrita, sapendo di non poter offrire alcun futuro ai disperati… quindi quali valori e quali temi, nella fattispecie, vorrebbe difendere il Pd, dopo aver raso al suolo tutto? Per completare il quadro tafazziano, sabato è sfilata la manifestazione pro immigrazione incontrollata e indiscriminata, con slogan che fanno rabbrividire per l’insensatezza. “Nessuno è straniero”: ma stiamo scherzando? aboliamo direttamente i confini allora, vendiamoci al miglior offerente già che ci siamo, del resto con il Pd l’Italia si è genuflessa al potere francogermanico e ai biechi affarismi dei propugnatori di immigrazione clandestina, guadagnando sulla pelle di chi sostenevano di tutelare. Quando andiamo in un altro paese, siamo stranieri eccome: e io non mi sognerei mai di pretendere cittadinanza, non mi sognerei mai di andare in Norvegia e dire “io sono norvegese” o negli Stati Uniti e gridare “Ho diritto di stare qui, sono americana anch’io”. La cittadinanza è uno status che si deve conquistare, meritare, condividere. Non è un pezzo di carta: significa contribuire al benessere di un paese, condividerne i valori, le tradizioni, la civiltà. Significa sposare quel paese, nel profondo dell’anima. Esattamente come avveniva al tempo degli antichi romani, che erano pronti ad accogliere senza badare all’etnia, purché vi fossero le condizioni fondamentali per la cittadinanza. Sabato abbiamo visto sfilare surreali slogan antirazzismo: un razzismo inesistente, che è solo un feticcio utile per creare fantasmi contro cui battersi e per cercare consensi, perché se c’è un paese non razzista è l’Italia. Certo i singoli cretini ci sono ovunque e sempre ci saranno, ma il razzismo, così come il fascismo e il veterocomunismo sono fenomeni generalmente tramontati, e per fortuna appartengono al passato. Il problema non risolto e pendente, invece, è la gestione dell’immigrazione: o meglio la NON gestione, che ha scontentato tutti, immigrati compresi, anzi loro per primi, che sono venuti a star peggio qui che nei loro paesi d’origine, che nella migliore delle ipotesi si vedono elargire una umiliante elemosina senza alcuna speranza di inserirsi nel tessuto sociale perché il nostro è un paese in cui nemmeno per i nostri giovani c’è un posto al sole. Quando lo capirete che a furia di denigrare e non riconoscere i disagi dei cittadini continuerete a perder voti? Quando capirete che se volete essere veramente “di sinistra” per prima cosa dovete ascoltare il popolo, la gente, le esigenze dei quartieri più emarginati e dimenticati, quando capirete che non potete dare patenti di bontà a nessuno, che non potete ergervi a giudici e censori di chi la pensa diversamente da voi e vi paga, suo malgrado, lo stipendio di parlamentari? Quando capirete che dovete rispettare tutti i cittadini e non soltanto quelli che sventolano le bandierine per voi? La prima cosa che un politico dovrebbe fare è ascoltare. Voi in questi anni avete soltanto saputo deridere, denigrare, ignorare i lamenti e le richieste del popolo che dovreste sostenere e aiutare. Non c’è un gemello Montalbano che possa risollevarvi se non imparate a cambiare atteggiamento: avete perso l’anima, nel corso di questi anni, e vi indignate se le altre forze politiche vi scippano il primato là dove eravate forti. Ascoltate le persone, fatevi domande, e cercate una risposta vera, perché le tesi precostituite non servono a nulla e vi allontanano sempre più dagli italiani. E’ solo riconoscendo i propri errori e cambiando strada che si può andare avanti. Gli italiani hanno voltato pagina un anno fa: qualcosa avreste dovuto imparare, anziché continuare a denigrare il popolo.

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