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Mar
25

Pensierino di Falbalà di Matilde Mangold


Questa retorica strumentale a fini politici mi ha stufata: sull’attentato dell’autobus di Milano si è montata una propaganda politica insopportabile. C’è stato un attentato terroristico per mano di un criminale che covava odio contro il mondo occidentale che l’aveva accolto e gli aveva offerto la cittadinanza. E per fortuna non c’è scappato il morto, visto che l’infame personaggio ha visto bene di prendersela con dei ragazzini, da vigliacco mostro quale è. E grazie al cielo i ragazzini si sono dimostrati svegli e reattivi e insieme alle forze dell’ordine sono riusciti a neutralizzare il progetto stragista del criminale. Ma chi parla di atto “eroico” fa solo propaganda e confusione: non vi è nulla di eroico nel cercare aiuto, casomai si può parlare di istinto di sopravvivenza che dà la scarica di adrenalina per agire rapidamente e efficacemente. Il lavoro di gruppo ha fatto il resto: dal ragazzino che si è liberato dai lacci ed è riuscito a spingere il cellulare verso i compagni, ai compagni che hanno raccattato il cellulare e hanno telefonato per chiedere soccorso, alla bidella che ha cercato di distrarre il terrorista, ognuno ha fatto qualcosa. E chi non ha fatto nulla è solo perché non si trovava nelle fortunate file posteriori, dove si poteva agire perché meno esposti alla vista del criminale. Invece cosa hanno fatto i giornali e la tv? una strumentalizzazione su ragazzini, nazionalità, atti di eroismo, e altre amene retoriche che con i veri fatti avevano poco a che vedere. Tutto a fini politici, come al solito, in puro stile propagandistico. In realtà se proprio vogliamo cercare un eroe possiamo trovarlo nel ragazzino di cui non parla praticamente nessuno e che si è offerto volontario, immolandosi ed esponendo se stesso al pericolo, andando a sedersi di fianco al terrorista, che lo ha tenuto sotto minaccia di un coltello e lo ha usato come scudo e come ostaggio a scopo ricattatorio. Ecco, quel ragazzino ha compiuto un gesto davvero eroico ed altruistico: ha rischiato la pelle esponendosi in quel modo e ha evitato ai compagni di essere scelti al posto suo. Se le cose fossero andate male, sarebbe stato il primo a morire. Per quanto mi riguarda quello era l’unico “eroe” del gruppo: gli altri hanno cercato di salvare la pelle, hanno saputo fare squadra nel momento drammatico e sono stati molto in gamba, me li sono immaginati come i “Goonies” o il gruppetto di Stranger Things, dove l’unione ha fatto la forza. E diciamolo, sono stati anche molto fortunati. Se fossero capitati nelle mani di Salah o altri estremisti islamici analoghi imbottiti di tritolo, non ci sarebbe stato alcun cellulare a salvarli purtroppo. Per fortuna il terrorista era solo, ed era evidentemente un imbecille, premeditato ma disorganizzato, poco intelligente. La vera questione non è chi è stato eroico, ma che un mostro come quell’autista sull’autobus non avrebbe mai dovuto metter piede; nessuno avrebbe mai dovuto offrirgli quel posto di lavoro, e con simili precedenti avrebbe dovuto essere espulso dal nostro paese, altro che ricevere la cittadinanza. Come è stato possibile che una simile canaglia lavorasse come conducente di autobus??? E’ questo il modo di tutelare la sicurezza dei cittadini?? Quanto poi alla cittadinanza e alle strumentalizzazioni che sono state propalate: gli antichi romani erano molto più avanti di noi, infatti per loro la cittadinanza non era una questione di razza o di pelle o di religione, ma di merito, di condivisione di valori, di rispetto delle leggi, di identità. Ecco, la cittadinanza è questo, dovrebbe essere questo. E non si concede a chicchessia, va guadagnata, desiderata, sentita nel profondo del cuore. Se uno non si riconosce nei valori di una nazione, nelle sue tradizioni, nella sua civiltà, nelle sue leggi, nella sua lingua, è inutile che chieda cittadinanza. Se io vado in un paese straniero, non chiedo né pretendo la cittadinanza di quel paese, anche se magari potrebbe farmi comodo. A meno che io arrivi al punto di sentirmi davvero parte integrante di quel paese, figlio di quella terra in tutto e per tutto. Essere cittadino di una nazione significa sentirla dentro, quella nazione, riconoscersi pienamente in essa, nei suoi valori, nelle sue regole, nella sua comunità e nella sua giurisprudenza. Ora invece ci si sbraccia a magnificare come eroi solo i ragazzini di origine straniera che erano sull’autobus, strumentalizzando l’attentato per ricicciare la questione dello ius soli e ridurre tutto a bieca propaganda politica. E questo dimenticare la realtà dei fatti è di per sé offensivo verso le vittime di questo evento traumatico e terribile, una cosa che non dimenticheranno mai per il resto della loro vita. Ma lasciateli in pace, quei poveri ragazzini. Non tirateli in ballo per cose che nemmeno comprendono, visto che per loro stessa ammissione si sentono “un po’ italiani, un po’ no”. Lasciate che digeriscano il terrore che hanno vissuto, lasciate che superino l’accaduto lontano dai riflettori. Lasciateli in pace e non tirateli in mezzo, visto che non sono nemmeno in grado di gestire tutta questa attenzione, non manipolateli, non usateli. Lasciateli crescere e scegliere, una volta adulti, quello che vorranno fare, lontani da individui furbetti che li usano per farne manifesti elettorali. Hands off those kids, shame on you. Don’t you dare.

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