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Lug
21

Perché dividersi? di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


Già Tito Livio ci ammoniva sulla tendenza a contrapporci e dividerci sin dai tempi degli Orazi e Curiazi. Un vizio profondamente connaturato che dopo aver caratterizzato gli antichi Romani è proseguito nelle lotte comunali e delle signorie,tra Chiesa e Impero, guelfi e ghibellini sino al Risorgimento e alla tragedia del fascismo, alle forti tensioni e agli scontri del dopo guerra tra comunisti e anticomunisti. De Gasperi e Togliatti fecero opera di pacificazione e molti raccontano all’ingrosso l’effetto tranquillizzante della vittoria di Bartali al giro di Francia a poche ore dall’attentato al segretario del PCI. Mai tuttavia avevamo sperimentato una stagione con le caratteristiche di quella segnata dalla discesa in campo di Berlusconi, idolo e nemico numero uno di contrapposti schieramenti.
Pur con tutte le differenze, i quasi venti anni passati e le prove negative sperimentate, il riproporsi sulla scena con una quarta riapparizione del Cavaliere rischia in qualche misura di ricreare condizioni che ritenevamo appartenere definitivamente al passato. Ma non c’è solo la questione Berlusconi, i suoi perenni guai giudiziari, il perduto rapporto con la Lega che ha del resto i suoi gravi problemi. C’è l’inquietante iniziativa al Senato di una riforma costituzionale confusa e tattica, concepita per riallacciare un qualche rapporto con i leghisti anche a discapito del vincolo dell’unità nazionale. Un grave pasticcio, mentre la bufera economico-finanziaria non è per nulla superata, anche per l’incertezza e la precarietà delle prospettive politiche. In questo senso neppure il Pd può ritenersi tranquillo: figurare al primo posto nei sondaggi non garantisce di per sé l’attitudine ad essere riconosciuto ed apprezzato dagli italiani come sicura forza di governo alle prossime elezioni.
C’è un male più profondo che percorre la società italiana alle prese con una crisi senza precedenti che è anche di sfiducia e di timore per il futuro. Dividersi come almeno in parte è avvenuto in occasione delle manifestazioni per commemorare Borsellino e Falcone, agitando addirittura sospetti e insinuazioni sul capo dello Stato, è un pessimo segnale. Anche perché nella lotta alla mafia e alla corruzione, nell’impegno per la legalità e la moralità della politica, sarebbe indispensabile ricercare un consenso più vasto. Si tratta al fondo degli stessi valori fondanti la nostra Carta costituzionale, così bene ribaditi come doveri dal presidente della Repubblica, in occasione del suo incontro con la stampa parlamentare. Napolitano parlava ai giornalisti che fanno bene a tenere a mente i richiami del Presidente per lo svolgimento al meglio della responsabilità anche civile della professione.

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