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Set
17

« Politica industriale italiana questa sconosciuta»


Sabato sera sulla 7, il programma ‘In Onda’, ritornato ai grandi fasti dell’accoppiata Porro&Telese, per stemperare l’infervoramento ci hanno messo il simpaticissimo Dario Vergassola, dal titolo : “Lavoro e politica: ancora un autunno caldo?” .
Tema più che rovente della politica industriale dibattuto tra la Camusso ed il Giannino; e lo scenario non poteva che essere che quello che sta accadendo in Sardegna.
Un esempio macroscopico, dove la miopia politica e gli interessi privati di questi ultimi anni, hanno falcidiato decine d’imprese ; tenendole in vita solo a chiacchiere e politichese ; niente che avesse un lontano barlume di politica industriale.
Negli ultimi dieci anni si sono avvicendati i vai politici, ecco chi sono
, che non hanno capito o fatto finta di non capire, quali fossero e malattie che opprimevano lo sviluppo in Italia.
In primis una burocrazia elefantiaca che ci si porta dietro dall’alba dei tempi repubblicani, che asfissia ogni larvata speranza di fare qualcosa, il costo dell’energia ed il costo della lavoro ; il tutto condito dall’immancabile carenza di incentivi.
Il bello che nei tanti discorsi in politichese non si vede mai una realizzazione, giusto un esempio : “ All’Italia serve una politica industriale; è tempo di discuterne obiettivi, strumenti, caratteristiche. Cosa si intende per “politica industriale”? Una strategia composta da una serie di azioni che mira esplicitamente a modificare cosa e come si produce in Italia, nonché le caratteristiche di chi produce, accompagnando e accelerando le tendenze spontanee in corso nel sistema produttivo. Si fa riferimento non solo alle attività manifatturiere, ma all’insieme delle produzioni di mercato, e dunque anche a una parte del terziario, alle utilities, al settore delle costruzioni.”
(Fonte : http://www.italianieuropei.it)
Belle parole ma i fatti ? quante aziende dovranno continuare a chiudere ? la nostra politica industriale dove andrà a finire ? E tante altre domande che tanto i governi politici che quelli tecnici non hanno risposto e ne risponderanno.
Sintomatica la dichiarazione di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, che sottolineava : «Senza imprese non ci può essere un futuro, sostenerle è ancora più importante in un Paese come il nostro, con un tasso di imprenditorialità triplo rispetto alla media europea e che per numero di imprese manifatturiere ci posiziona al secondo posto in Europa, dopo la Germania».
Ma purtroppo è sotto gli occhi di tutti che sono solo parole, al momento di fatti se ne vedono ben pochi.

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3 commenti

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    Gianni Di Quattro scrive:

    non c’è mai stata…ed è per questo che il declino del paese era inevitabile, a parte la crisi…che lo ha solo accelerato e reso irreversibile…

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    Anna Mazzone scrive:

    che tristezza

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    Francesco De Feo scrive:

    E’ talmente grave lo scandalo e così rumorosa l’assenza del governo che mi son fatto l’idea che non può essere un caso. Le offerte di rilevare le aziende sarde in crisi ci sono ma sarebbero tutte inadeguate. Dunque; si chiude? Può essere che una chiusura sia più conveniente di una vendita? Solo nel caso in cui, chiudo di qua, ed apro di là! E così mantengo la mia quota di mercato e non permetto ad altri di entrare nel settore. Non so cos’altro ci voglia per dimostrare che le aziende private fanno gli interessi dei privati; e che questi coincidono sempre meno con quelli pubblici. Dovrebbe essere la politica a trarre le conclusioni. A meno che? Gli interessi della politica che conta e quelli della grande imprenditoria, economica e finanziaria, privata non collimino. Evidenza

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