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Feb
13

Popolo imbelle

M


entre ci ammorbano quotidianamente della soap opera del comune di Roma, ormai tracimata nel ridicolo e nel fancazzismo, per aggiunta l’odissea renziana che vagola tra le dimissioni e le elezioni; ma non solo detta legge al governo Gentiloni come se fosse lui il cacicco del parlamento.
Nel frattempo, nel sottobosco politico, si consuma la classica guerra tra bande per valutare da che parte schierarsi, tenendo sempre il lesto piede per saltare sul carro del vincitore; un classico della nostra classe politica.
Di fare una legge elettorale, ampiamente condivisa ed in ossequio ai dettami della nostra costituzione, non se parla o meglio si assiste al tristo spettacolo che ognuno vuol metterci becco senza concludere nulla; sperare nello spirito collaborativo è solo un’utopia.
Un vero e proprio monito arriva dalla Corte Costituzionale:
“La Commissione Affari costituzionali ha avviato l’esame delle 18 proposte di legge elettorale finora depositate. Il presidente e relatore, Mazziotti, le ha illustrate facendo una premessa che ha riecheggiato il monito del presidente Sergio Mattarella: il sistema che la Corte consegna, con le due sentenze del 2014 e dello scorso 25 gennaio, anche se è applicabile, non è omogeneo tra le due Camere, poco coerente nei suoi principi fondamentali, inidoneo a salvaguardare l’obiettivo della stabilità dei governi”.
Reazione degli italiani? Nessuna! Erano prima occupati al godimento sanremasco delle canzonette poi il tira a campare tra un borbottio e l’altro, un dato di fatto che ci si porta da decenni; chiedere delle riforme e manifestare come è accaduto tempo addietro in Romania nemmeno la più lontana ipotesi.
Casomai i caroselli e bandiere sono pronte per le manifestazioni calcistiche, per il resto è noia! Come cantava Califano.

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