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Ott
03

Quante sciocchezze sul Monti bis di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Non si salva quasi nessuno: tutti, a destra come a sinistra, si sentono in dovere di mettere una crocetta sull’ipotetico referendum “sì” o “no” al Monti bis. E ci si accapigliano in tv e sulle tribune appena hanno a tiro un microfono. Proprio come – irrimediabile imitazione a catena – fanno gli illustri editorialisti. Vano, benché saggio, l’invito di Corrado Passera in risposta alla analoga, scontata domanda di un Fabio Fazio pre-Sanremo. Per favore, ha detto il ministro, non mettete etichette a Mario Monti.
Ha ragione. In realtà il “Monti bis” non esiste. E non può esistere. Parlarne è ridicolo o è pura esercitazione propagandistica, per il semplice motivo che, ormai tra pochi mesi, andremo a votare, eleggeremo un nuovo parlamento, il capo dello Stato consulterà tutte le forze politiche che vi saranno rappresentate e ne trarrà le indicazioni per stabilire se e quale maggioranza potrà formarsi sul nome di una persona alla quale affidare il compito di formare un governo. Nessuno, oggi, è in grado di dire, o di prevedere, chi sarà quella persona. Può al massimo desiderarlo. Questo dice la Costituzione. Nella quale è scritta un’altra cosa che molti dimenticano o fanno finta di dimenticare, soprattutto coloro che gridano: “Monti, se vuole fare ancora il capo del governo, deve farsi eleggere”. Il presidente della Repubblica può incaricare qualunque cittadino italiano di formare un governo, senza che sia necessariamente un parlamentare, purché possa contare sulla fiducia della maggioranza delle due Camere.
E ciò è già accaduto altre volte nei 66 anni di storia dell’Italia Repubblicana: con Amato, con Dini, con Ciampi (prima che diventasse lui stesso presidente della Repubblica) e potrà accadere domani con una persona che si chiami Monti; ma – come si fa a dimenticarlo? – è accaduto ancora 10 mesi fa proprio con lui, con Mario Monti. Il quale siede a Palazzo Chigi con lo stesso titolo con cui vi erano stati seduti, prima di lui, Prodi e Berlusconi. Perché il governo, in Italia, lo elegge il parlamento. E Monti (a parte che è già parlamentare in quanto senatore a vita) è stato incaricato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma lo ha eletto il parlamento con un larghissimo voto di fiducia alla Camera e al Senato.
Ecco perché l’espressione “governo tecnico” è una pura invenzione. Non esiste. Semmai si potrebbe dire che esiste una “maggioranza tecnica”, visto che a comporla sono forze politiche non omogenee, anzi ostili tra loro. Ma questo – rifletteteci – è un fatto squisitamente politico. Amaramente politico.

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