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Feb
21

Quante volte, cavaliere? di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Alla notizia delle dimissioni irrevocabili di Oscar Giannino da presidente del suo partito, pare che il primo commento, a caldo, di Silvio Berlusconi sia stato tanto sprezzante quanto feroce: “Godo!”. Ci viene spontaneo chiedere, come il Cavaliere ha fatto in una recente occasione: “Quante volte, presidente?”. Ma qui entreremmo in un altro discorso. Quello delle volgarità e soprattutto delle balle (pubbliche, non private, come quelle di Giannino) che l’uomo di Arcore continua a sparare ogni volta che gli riesce di strappare un minuto in una qualsiasi tv o sfruttando la sua super taroccata macchina del consenso. Vedi la lettera-bufala, scritta stile Agenzia delle Entrate, spedita in questi giorni agli italiani per annunciare un (finto) rimborso dell’Imu.
Oscar Giannino ha fatto il suo passo indietro (pur restando candidato premier, visto che ormai le liste sono depositate e non si possono più toccare). Lo ha fatto perché, ha spiegato egli stesso, c’è “una regola secca: chi sbaglia paga”. E lui ha certamente sbagliato “taroccando” il suo curriculum accademico, dove – al contrario di quanto pubblicamente affermato – non ci sono né lauree, né tanto meno master in economia in prestigiose università d’oltreoceano.
Ma agli elettori di buonsenso – come noi pensiamo di essere – più del curriculum e dei titoli accademici interessano la competenza e, prima di tutto, la fedina penale. E qui non c’è proprio partita: Giannino vince alla grande. Se andate a vedere le liste del Pdl troverete una sfilza di candidati, magari con laurea e master, che hanno però appuntate al petto infamanti medaglie: denunce, condanne o poco onorevoli salvataggi in prescrizione (il Capo ne è l’esempio più lampante).
Allora, a chi deve andare l’Oscar della vergogna? A chi ha commesso – onestamente ammettendolo – un peccato di vanità, o a chi ha la faccia di bronzo di ripresentarsi alle elezioni dopo averci portato sull’orlo del fallimento e averci coperto di ridicolo e di fango con le sue “feste eleganti” a Palazzo Grazioli?

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