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Ott
09

Quanto guadagnano i sindaci delle capitali europee?

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Il sindaco di Roma è nei guai per alcune spese effettuate con la carta di credito aziendale. Ma quanto guadagna, paragonato ai sindaci di Londra, Madrid, Berlino?

Il riassunto breve, per i non appassionati del genere, è che il sindaco di Roma sta passando un momentaccio: se il Partito democratico, come sembra, smetterà di sostenerlo, la Capitale potrebbe tornare al voto nel 2016 o al più tardi nel 2017. Per il traffico, le buche, i trasporti, le infrastrutture, la corruzione? No, per un possibile peculato: in nome della trasparenza, infatti, Ignazio Marino ha messo online anche le spese effettuate con la carta di credito intestata al Comune, e alcune – ufficialmente istituzionali, di rappresentanza – parrebbero invece spese private. Tra annunci di rimborsi da parte del sindaco ed esposti delle opposizioni alla Corte dei conti, la situazione è piuttosto intricata. E vale una riflessione a margine.

Nessun CEO sano di mente, alla guida di un’azienda con tre milioni di clienti, accetterebbe un contratto da 4.500 euro (per quanto netti) al mese, senza nemmeno avere a disposizione un plafond per le spese di rappresentanza. D’altra parte, però, nessuna società sana di mente pagherebbe il proprio capo 4500 euro al mese, permettendogli poi di spenderne fino a 50mila con la carta di credito aziendale.

Ma la politica non è il regno della coerenza, né della razionalità, e quella italiana lo è ancora di meno: per quanto il Comune di Roma non sia un’azienda normale e il sindaco non sia un CEO vero e proprio, certe cose rimangono comunque difficili da capire.

Ci sarebbe da intendersi su cosa significhi essere sindaco di una grande capitale: in altri Paesi è un compito di responsabilità enorme, pagato come – e talvolta anche più – di un ministro del governo nazionale. Certamente più di un parlamentare, che ha un ritmo assai meno frenetico e un millesimo delle responsabilità rispetto a un primo cittadino.

Ma quanto guadagnano i sindaci nelle altre grandi città europee?

Londra. Boris Johnson è un uomo così ricco – e sprezzante – da definire pubblicamente “chicken feed”, letteralmente mangime per i polli, i circa 300mila euro l’anno che prendeva come editorialista freelance durante il suo mandato da parlamentare. Fece arrabbiare un po’ di gente e così, quando si candidò sindaco, il premier Cameron lo obbligò a rinunciare almeno alla carta stampata. I suoi stipendi, comunque, rimangono due: uno come parlamentare (circa 91.200 euro l’anno) e uno appunto come primo cittadino di Londra (195.600 euro l’anno).

Parigi. In Francia il salario minimo per i sindaci è molto basso (646 euro al mese, in Comuni sotto i 500 abitanti) ma nel caso delle grandi città aumenta parecchio: se gli abitanti sono più di 100 mila, ad esempio, il primo cittadino prende 5.512 euro al mese. Poi ci sono le metropoli, che hanno una disciplina a parte: il sindaco di Marsiglia ne prende 8.137, quello di Lione 8.227 e quello di Parigi, Anne Hidalgo, 8.684 euro. Naturalmente le spese di rappresentanza sono a parte, ma il plafond è comunque ridotto: 19.720 euro l’anno, pari a circa 1.643 euro al mese.

Madrid. La nuova legge sul contenimento dei costi della politica, entrata in vigore con le amministrative del maggio scorso, prevede alcuni tetti e una serie di parametri. Come è tradizione in Spagna, ad esempio, la carica di sindaco di un Comune sotto i mille abitanti è a titolo gratuito: si dà per scontato, infatti, che sia una sorta di servizio civile, fatto da professionisti nei ritagli del proprio tempo lavorativo. Nei Comuni più grandi, invece, cambia l’impegno e quindi anche lo stipendio: dai 40 mila euro l’anno sotto i 5 mila abitanti fino al tetto di 100 mila euro l’anno per le cinque città maggiori: Madrid, Barcellona, Valencia, Siviglia e Saragozza. Ana Botella, sindaco di Madrid, dovrebbe dunque attestarsi sui 95 mila euro annuali; il primo ministro Rajoy, tanto per fare un paragone, ne prende poco più di 78 mila.

Berlino. Gli stipendi dei sindaci tedeschi variano a seconda del Land di appartenenza. La dichiarazione dei redditi più dettagliata è quella del primo cittadino di Dusseldorf (600 mila abitanti), che l’ha messa online: il lordo mensile ammonta a 13.742 euro e spiccioli, comprensivi di assegno familiare (circa 1.320 euro al mese, tra moglie e figli) e di un forfait per le spese di rappresentanza pari a 524 euro. In alcune città (Stoccarda, per esempio) il fisso (al netto di assegni familiari e rappresentanza) è ancora maggiore, toccando i 12.635, mentre a Berlino è più o meno lo stesso. L’ultimo sindaco berlinese prima dell’attuale ha pubblicato una dichiarazione dei redditi di 160 mila euro: una cifra ragguardevole, ma non paragonabile a quella della cancelliera Angela Merkel, che arriva a 290 mila.

Roma. Lo stipendio netto del sindaco – come più volte annunciato da Marino stesso – è di circa 4.500 euro al mese; il suo costo-azienda per l’amministrazione comunale, però, è di oltre il doppio (9.762): nello stesso bilancio del Comune è facile trovare compensi superiori, e anche di molto, per figure interne non politiche. Poi ci sono, naturalmente a parte, i rimborsi per le spese documentate sostenute nelle missioni, che – guardando per esempio il secondo trimestre 2015 – nel caso di Marino ammonterebbero a cifre ragionevoli (304 euro a giugno, pare). Ma se ci metti la carta di credito comunale, e il plafond infinito, è tutto un altro discorso. Prima ancora che di merito, allora, la domanda è di metodo: quanto è razionale tutto ciò?
[fonte : http://www.wired.it/attualita/politica/2015/10/08/marino-stipendi-sindaci-europa/]

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