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Giu
11

Quanto t’ho aspettato (Argo)

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Sapevo che saresti ritornato.
Tutti hanno abbandonato la speranza.
Io no, sapevo.

Quanto t’ho aspettato.

Ero soltanto un cucciolo, rammenti,
e dentro al bosco noi andavamo a caccia.
Le lepri riportavo tra i miei denti,
di daini e cervi sempre sulla traccia,
col cuore dentro che batteva forte,
mentre con l’arco dispensavi morte.
Assieme correvamo tutto il giorno,
m’accarezzavi stanco nel ritorno.

Poi sopra quella nave sei partito.

Gli anni sono passati troppo in fretta
ed ogni sera, come fosse un rito,
dietro l’ovile, accanto alla casetta,
di fronte al mare nero m’accucciavo
e a te, ch’eri lontano, io pensavo.

Ora sei qui, di fronte a me.
Sei vecchio.

Dentro i tuoi occhi, come in uno specchio,
vedo riflessa tutta la mia vita,
e sento che mi lascia, che è finita.

Pietosi dei, che in questa dolce sera,
m’hanno concesso di vederti ancora!
Senti nell’aria? Canta primavera,
ma io domani non vedrò l’aurora.

La lacrima che ho visto nei tuoi occhi
scendere incauta, e che ti sei asciugato,
era per me.
Verrei fra i tuoi ginocchi,
ma ormai le forze m’hanno abbandonato.
In quella goccia tua di tenerezza,
c’è quello che cercavo: una carezza.

Ulisse addio.

Padrone mio adorato.
Muoio felice.

Quanto t’ho aspettato.


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