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Lug
06

Quarantotto anni dopo di Moisè Asta


ORA DI PUNTA


E’ il momento-clou della Fisica cosiddetta “delle particelle” che, dopo lustri e lustri di ricerche meticolose e complicate, ha portato alla scoperta concreta di quel “bosone” che spiega come e quanto le particelle acquisiscono una massa oltre che l’intercorrelazione tra energia e massa, creando le premesse alla conoscenza delle origini dell’universo. L’ateo confesso Peter Ware Higgs, l’ultraottuagenario scienziato britannico “fulminato” lungo la via che porta sulle colline scozzesi, la propose nel 1964 nell’ambito della “teoria elettrodebole” che punta a spiegare l’origine della massa nonché il ruolo e la funzione delle particelle che la compongono, tra cui questa “particella di Dio” (così ha finito con l’indicarla, proprio lui), alla scoperta della quale hanno dato un sostanziale contributo nel Large Hadron Collider del Cern di Ginevra molti giovani ricercatori italiani. Ed è stata proprio un’italiana – la fisica portavoce dell’Atlas, Fabiola Gianotti – a darne la notizia ufficiale.
Hanno, ad ogni modo, molto colpito il distacco e la sobrietà con cui Higgs ha salutato quell’annuncio che – ha detto – aspettavo da quarantotto anni. Distacco e sobrietà che ingigantiscono, oltre l’immaginabile, la figura di uno studioso grande e coerente e, perciò stesso, umile. Del resto è lui che, oggetto di numerosi premi e riconoscimenti, rifiutò di ritirare il “Premio Wolf” per la Fisica, gestito da un’organizzazione israeliana, motivando la sua scelta con la non condivisione della politica aggressiva di Israele nei confronti della Palestina.
Il suo impegno nella ricerca scientifica – questo il senso autentico del suo messaggio – era e resta legato alla Scienza piuttosto che alla propria “vana gloria”. Con lui – ha spiegato Joe Incandela, portavoce della CMS – siamo penetrati della fabbrica dell’universo ad una profondità sconosciuta”.

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