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Nov
13

Quelli della casta nominati e non dovrebbero riflettere sulla votazione in Sicilia

S


i continua a parlare da tutti i pulpiti dei risultati siciliani preparandosi nella solita kermesse di campagna politica, ma niente facendo per il più grande partito che costantemente aumenta il “partito del non voto”; il 53,23% ha disertato le urne, ergo solo
il 46,76% ha votato per l’elezione del presidente della Regione e dell’Assemblea.
Come, si spera che si sappia, Il diritto di voto è sancito dall’articolo 48 della costituzione. Il cosiddetto elettorato attivo (l’insieme delle persone che hanno la capacità giuridica di votare) è composto da uomini e donne che hanno compiuto la maggior età. Quello che spesso si dimentica però, è che oltre ad essere un diritto, il voto è un dovere civico, che tutti i cittadini hanno.
Ma purtroppo questo dovere civico viene annichilito da quanto succede nella casta, la loro arroganza di potere oltre all’avidità delle prebende e benefit, fanno sì che gli elettori si allontano sempre più da questa genia di persone.
Forse ha ragione Vittorio Zucconi‏: “Siamo ridotti all’alternativa fra il partito di un comico e una comica di partito, e poi ci si interroga sull’ astensionismo”; in effetti la pletora di partiti e partitini ha optato per le coalizioni e qualcuno ha fatto il cavaliere solitario, ma nessuno ha smosso l’elettorato più di tanto.
Precisa la spiegazione su Openpolis: “È perciò importante chiedersi perché i cittadini decidono di non recarsi alle urne a votare. Quali sono le motivazioni del non voto? In molti hanno cercato di rispondere a questa domanda:
Gianfranco Pasquino, ex senatore e politologo di fama, evidenzia tre cause principali dell’astensionismo:
I) La tendenza a partecipare solo alle tornate elettorali ritenute più importanti: generalmente l’affluenza è parecchio più alta alle elezioni politiche che alle amministrative;
II) La forte somiglianza tra proposte e idee dei vari candidati e delle diversi coalizioni, con la conseguenza che la vittoria di uno o dell’atro avrebbe uno scarso impatto sulla vita dei cittadini;
III) La crisi dei partiti, i quali ormai non riescono più a mobilitare gli elettori e portarli alle urne.
E’ ineccepibile, ma i vari comizi tribunizi perseguono sempre la vecchia strada, ormai la fiducia dei cittadini nei confronti di: partiti politici, parlamento, sistema giudiziario, istituzioni locali ect è ai minimi storici.
Sperare al rinnovamento sta diventando utopico, abbiamo partiti padronali oppure ostaggi di segretari tuttologi, una miriade di cespuglietti da sembrare quattro amici al bar; la disaffezione politica ormai sta tracimando e loro sono al grido: “morto il re viva il re”, contenti loro.

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