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Giu
14

Renzi verso i ballottaggi tra balle ed ecoballe fino al trucco sull’Italicum di Ennio Simeone


altroquotidiano2016


Matteo Renzi non soddisfatto delle semplici balle che racconta ogni giorno (e più volte al giorno) sulla crescita dell’Italia, che gli italiani si ostinano a non vedere, offuscati probabilmente dalla pervicacia dei gufi – è passato alle ecoballe. Il salto di qualità lo ha compiuto ieri con l’assistenza del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, convertitosi al renzismo quando il capo, sia pur di malavoglia, ne accettò la candidatura a quella carica, in ossequio al suo motto “l’importante è vincere”.
Renzi con De Luca tra le ecoballeDunque Renzi si è fiondato in Campania, naturalmente per puro caso alla vigilia dei ballottaggi di domenica prossima, e (come mostra la foto) si è fatto guidare da De Luca, sulla strada che porta da Napoli allo stabilimento della Coca Cola di Marcianise, nella “terra dei fuochi” (dove per autocombustione bruciano le immondizie inquinanti, provvisoriamente, da anni, raccolte in gigantesche balle avvolte da mantelli di plastica in attesa di smaltimento). E lì – sul sito di stoccaggio delle ecoballe di Taverna del Re a Giugliano (Napoli) – ha l’ultima delle sue grandi promesse: “Entro massimo tre anni la Campania sarà liberata dalle ecoballe. Via la camorra da gestione rifiuti”. E poi trionfante su twitter l’asta: “Finalmente si fa sul serio #lavoltabuona”.
Poi, come se lui facesse tutt’altro mestiere, con la consueta faccia tosta ha declamato con severità: “I politici non facciano i furbi e diano delle scadenze per gli impegni che hanno preso per agevolare gli investimenti”. Quindi trionfante: “Ci dicevano che era impossibile cambiare le cose in Italia, stiamo dimostrando che non è così. L’Italia è ad un bivio, o sceglie la strada della innovazione o non starà nella parte dei vincenti, io voglio che torni ad essere nella parte dei vincenti”.
Il tutto a reti unificate, con servile accondiscendenza di tg e giornali, alla quale non si è sottratto nemmeno Eugenio Scalfari, che gli ha fatto da anfitrione alla “Repubblica delle idee” (una tribuna sempre più ospitale nei confronti del presidente-segretario). L’ex direttore di Repubblica ha trovato il coraggio di annunciare il suo No, ma lasciandogli una via di fuga: potrà cambiare parere solo se Renzi sarà disposto a cambiare la legge elettorale Italicum (che assegna la maggioranza assoluta della Camera al quel partito che prende più voti alle elezioni, anche se dovesse arrivare al ballottaggio con solo il 25% dei consensi di coloro che vanno a votare). E Renzi non ci ha pensato su nemmeno due minuti ad infilarvisi. E la butta lì: “A me l’Italicum non piace, preferirei il Mattarellum”. Già, ma la dovrebbe cambiare prima del referendum, non promettere di farlo dopo il referendum. E siccome non ce ne sarebbe il tempo… Sarà per un’altra volta. Poi si gioca un’altra carta, alludendo alla possibilità che il mandato di capo del governo sia limitato a due mandati, come per i sindaci. Un trabocchetto buono per tranquillizzare allocchi come Bersani e gli altri della sinistra Pd. Non, speriamo, per un giornalista del livello di Scalfari. O, per caso, anche lui si prepara a credere alle ecoballe di Renzi in nome degli interessi del suo editore? Almeno faccia come i mercanti nei suk: “Prima vedere cammello!”

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