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Feb
26

« Renziade atto II° alla Camera »

allavoro25022014

L’


Eloquio del #cittino firenzese, ha fatto impallidire persino il grande Cicerone, come un tribuno dai Rostri ha arringato i deputati in lungo e largo, ogni partito e movimento ha avuto la sua stimolata rampogna al cambiamento per rinnovarsi radicalmente.
Ma nella sorda e grigia aula, bivaccano anche le varie opposizioni, chi tetragono ad ogni dialettica imitando, con scarsi risultati, il modus operandi dello sberleffo o della battuta gratuita, altri invece a far di conto per possibili opportunità.
Quello che più colpisce, in questi due atti istituzionali di Senato e Camera, è che espone per titoli, come se leggesse i capitoli dell’indice di un libro ; ribatte con enfasi che : “Per questo governo non ci sono alibi. Se ci riusciremo abbiamo fatto il nostro dovere, se non ci riusciremo sarà solo colpa nostra; non è un atto di coraggio ma di responsabilità”.
L’unico evento, che ha rotto la noia mortale del pistolotto, è stato l’arrivo in aula del buon Bersani, accolto con calore dai vari deputati ; ma qualcuno credeva che .. e twittava : “ ”Grazie a @pbersani per essere in aula oggi. Un gesto non scontato, per me particolarmente importante. Grazie”
Ma il Bersani lo ha gelato dicendo : “Sono venuto ad abbracciare Enrico Letta. Ma ancora non è arrivato?” ; al suo arrivo Letta è stato accolto da un lungo applauso dell’aula di Montecitorio.
Togliendosi qualche sassolino dalla scarpa, non ha degnava di uno sguardo il banco del governo e Renzi, raggiungendo Bersani per un abbraccio intenso e commovente ; i turibolatori della maggioranza per salvare la faccia si sono degnati di applaudire.
Poi tra le tante dette, un chiaro messaggio a quelli del M5S :
Quando sento la parola mafia, i pizzini, usata con leggerezza provo un brivido di dolore, perché questo palazzo ha vissuto momenti devastanti e ci sono stati degli statisti capaci di superare quei momenti”, afferma, ricordando la drammatica elezione di Oscar Lulgi Scalfaro a presidente della Repubblica, dopo la strage di Capaci e in risposta alle critiche del M5S. Poi, puntando ancora l’indice contro la mancanza di dissenso e pluralismo all’interno del Movimento, il presidente del Consiglio incalza: “Quando ho perso alle primarie con Pierluigi Bersani lui non mi ha espulso e il fatto che Bersani sia qui avendo idee diverse dalle mie su molte cose è un segno di stile e rispetto non personale ma politico. Siamo il Pd”. “Nel Pd – rincara – non abbiamo un confronto formale. Quando c’è da discutere, confrontarci e litigare lo facciamo. Comprendiamo la difficoltà di capire una cosa complicata, si chiama democrazia interna, è una cosa positiva, provatela anche voi, non fa male e consente di essere delle persone migliori“.
[fonte Repubblica]
Adesso il famoso hastag #lavoltabuona”, dovrà tradursi i fatti ed a stretto giro di posta,
va bene girare in lungo e largo per l’Italia, ma tutti s’aspettano di vedere quel famoso lumicino in fondo al tunnel della cri.si

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