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Mag
07

Ricordando Andreotti di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


È stato fin troppo facile collegare il ricordo di Giulio Andreotti “simbolo del potere” e anche ai misteri della Repubblica. Spesso non solo a sinistra e forse neppure con rispetto più equilibrato della verità dei fatti e delle tante vicende fondamentali della storia italiana di cui Andreotti è stato protagonista. Racchiuso nella formula di novello Belzebù ossessionato dal potere e con l’utilizzo dell’altra frase andreottiana stracitata in queste ore “il potere logora chi non ce l’ha”. E’ impressionante la permanenza di Andreotti ai massimi livelli di responsabilità di governo. Inevitabile anche per questo che fosse tirato in ballo in vicende delicate ed inquietanti, dalla P2 all’amicizia con l’onorevole Lima, dall’assassinio Pecorelli al ruolo chiave nei rapporti col Vaticano, tra Urss e Usa, il mondo arabo, in particolare Arafat , senza alcuna rottura con Israele.
Tirato in ballo inevitabilmente da ogni parte, resta comunque esemplare il suo atteggiamento verso le istituzioni e verso la magistratura senza mai affermare di sentirsi perseguitato da parte dei giudici. Sarà la storia a giudicare la lunga e complessa esperienza di Andreotti, come ha subito detto il capo dello Stato che si è recato a casa Andreotti per esprimere di persona, l’ultimo saluto al sette volte presidente del Consiglio. Le sue due ultime esperienze a palazzo Chigi sono state con il “governo della non sfiducia” e subito dopo, il “governo della solidarietà nazionale”.
In quel passaggio stretto e difficilissimo della Repubblica, i registi furono Moro e Berlinguer, e quella stagione-pur così diversa da oggi- ricorda angustie e problemi del momento attuale. Andreotti si è spento il 6 maggio e la tragica fine di Moro è di tre giorni dopo il 9 maggio di trentacinque anni fa. Un tempo non breve della nostra storia politica si è per molti versi concluso, ma i tanti nodi del sistema politico italiano non sono stati sciolti. Eppure sino all’ultimo Andreotti non si mostrava pessimista. Aveva ben presenti difficoltà e problemi, ma non esprimeva nostalgie per il passato, non rimpianti e rammarichi, ma si mostrava aperto al futuro. Aveva fiducia nelle nuove generazioni e nel ricambio delle dirigenze dei partiti come premessa al rinnovamento della politica.
Saranno gli storici e gli studiosi a darci in futuro un profilo più compiuto della personalità di Giulio Andreotti, e delle sue molteplici sfaccettature. Tutte le carte – compresi i famosi diari che Andreotti teneva scrupolosamente anche durante le sue missioni all’estero – costituiscono già un fondo speciale presso l’istituto Sturzo in via delle Coppelle a Roma.

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