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Ago
20

Ricordando De Gasperi


ORA DI PUNTA


Alla stazione di Orvieto, più di settanta anni fa, Alcide fu arrestato dalla milizia ferroviaria, quando già si annunciava la prossima catastrofe della tragica alleanza tra Hitler e Mussolini. Uomini miti e pacifici come De Gasperi erano particolarmente temuti dal regime, che sentiva venir meno il consenso che sperava di poter ancora imporre con ogni mezzo. Anche il carcere sarà servito a De Gasperi per rafforzare la sua fede nella libertà e maturare quelle straordinarie doti ed energie che gli avrebbero consentito di ricostruire l’Italia. Compito per nulla facile dopo l’immane catastrofe che tuttavia De Gasperi seppe affrontare con spirito aperto alla collaborazione più vasta anche di comunisti e socialisti, finché fu possibile. Ma il grande merito di De Gasperi fu quello di proseguire la sua politica di apertura e di dialogo anche quando il mutato quadro internazionale e lo scontro Usa-Urss imposero soluzioni di governo più equilibrate e omogenee. Venne cosi consolidandosi quella politica del centrismo degasperiano che caratterizzò tutta la stagione della ricostruzione e dell’apertura all’Europa, grazie alla costante collaborazione con i laici: Einaudi, Saragat e La Malfa.
Non mancarono a De Gasperi contrasti e difficoltà nel suo partito e la sua personalità equilibrata e forte riuscì a “mettere alla stanga” le energie migliori, da Dossetti a Moro, da La Pira a Fanfani, che gli succedette alla segreteria della Dc al congresso di Napoli pochi mesi prima che morisse nel suo ritiro in Trentino.
L’irrinunciabile valore della libertà insieme allo sforzo costante di collaborazione e di impegno comune per la crescita del proprio paese restano i due beni più preziosi che De Gasperi ci lascia in ereditarietà, in modo più che mai attuale e stringente.

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