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Mar
11

Riflessioni politiche – di Matilde Mangold

One man band


E così, il nostro premier autonominato ha deciso di fornirci una chiave di lettura per la sua idea di “stato” e del futuro che ci aspetta. Di sicuro, non è un futuro meritocratico, ed è un futuro in cui i sogni, purtroppo, conviene chiuderli in un cassetto e tirarli fuori soltanto per chi desiderasse espatriare. Come raggranellare consenso facile e clientelare? “Regalando” circa 100 euro frutto di riduzione delle tasse alle fasce di reddito inferiori ai 1500 euro mensili. Gli altri? pagheranno anche per questi, ovviamente. E dovranno magari vergognarsi di aver fatto un briciolo di “carriera”, o aver osato mettere a frutto le proprie doti, di essersi sacrificati per essere parte del “motore” del paese. Caro Premier, la rinascita del paese, la crescita vera, il progresso, il futuro non possono originare da una concezione assistenzialista dello stato, sgravando di tasse soltanto una categoria di cittadini: le tasse vanno ridotte a tutti i cittadini, perché uno stato desiderabile non è uno stato assistenzialista e “concessivo”, bensì uno stato EQUO, MERITOCRATICO, MODERNO, dove vengano attuate le VERE RIFORME necessarie per garantire il progresso del paese, dove le persone possano ambire a 100 euro addizionali e anche molti di più in base all’impegno profuso, alle competenze, alla dedizione, alle ambizioni, e quindi grazie a concrete possibilità di dare il meglio di sé, di mettere a frutto il proprio operato e le proprie qualità. Se io guadagno più di 1500 euro al mese non lo devo alla divina provvidenza e debbo solo ringraziare me stessa: ho studiato, mi sono impegnata, ho faticato, ho imparato, ho messo a frutto ciò che so fare, e conduco uno stile di vita che molti considererebbero DISUMANO, con levatacce alle quattro del mattino, weekend quasi sempre impegnati con il lavoro, impossibilità di programmare con comodo anticipo la vita privata, giornate in redazione anche quando gli altri si godono il panettone a Natale… Tutto questo ha un valore, un costo, e non vorrei mai che qualcuno considerasse scontato e gratuito il mio impegno, il mio sacrificio. E mi piacerebbe, in un paese civile, che non dovessi essere “punita” per aver lavorato bene, con dedizione, sacrificando me stessa e spesso le persone a me vicine per questo. Perché come sappiamo tutti nella fascia di reddito sotto i 1500 euro ci sono, da un lato, gli sfortunati che non riescono ad avere la giusta opportunità o che sono all’inizio della loro carriera lavorativa, ma da un altro lato ci sono anche coloro che hanno scelto di lavorare meno ore, di vivere una vita più comoda, di dare priorità ad altri settori della vita, di avere tutti i weekend liberi e di alzarsi quando fuori c’è la luce, e ci sono anche coloro che sono meno capaci ed anche, purtroppo, i lavativi che – giustamente – non hanno fatto carriera. Fin da bambina sono cresciuta pensando che si dovesse ricevere un “premio” in base al risultato conseguito: se non studi, prendi 5; se studi, prendi 7; se sei un genio, prendi 8 o 9. L’educazione ricevuta e la vita non mi hanno mai “concesso” nulla: e di questo io sono grata, perché non vorrei niente che non fosse frutto delle mie capacità e dell’impegno che metto in ciò che faccio. E quando penso ai miei “ragazzi” in redazione, soffrendo quando devo salutarli al termine di un semestre lavorativo sapendo che persone in gamba come loro dovranno trascorrere mesi in attesa di un altro lavoro, ecco, io quando penso a questo vorrei fare loro, e a tutti, un grande regalo: vorrei regalare loro un futuro, vorrei regalare loro la possibilità di avere sogni, aspirazioni, di crescere professionalmente, di esser fieri di vivere in un paese che non concede nulla, ma offre invece il diritto alla dignità, alla libertà, alla coltivazione del sé che tutti i cittadini, in uno stato civile, dovrebbero avere sempre: il dono di poter rendere onore a se stessi ed osservare il cammino percorso con soddisfazione ed il cammino a venire con entusiasmo e fiducia. Non certo la concessione populista che non risolve nulla e che non regala alcuna speranza. Caro Premier, non vogliamo la carità: vogliamo la POSSIBILITA’, una cosa che solo azioni concrete, riforme serie, cambiamenti VERI di rotta possono offrire.

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