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Mar
18

Riforma della Giustizia alla Penelope


Partendo dal postulato, che dal lontano 1994 aveva questo sogno immaginifico di riformare la giustizia, ma impedito dai bolscevichi e dal Fini a realizzarlo, questa presupposta riforma il Cavaliere ha dichiarato : «Abbiamo approvato la riforma della giustizia , una riforma che ho definito epocale perché è rivolta a creare le condizioni per restituire ai cittadini la fiducia in un servizio fondamentale dello Stato quale deve essere la giustizia giusta, che si ottiene attraverso un giusto processo, il processo dove l’accusa e la difesa sono poste sullo stesso piano di fronte a un giudice finalmente terzo, finalmente indipendente dal pm».

Orbene, merita una riflessione di quanto dichiara e pensava della Magistratura e della giustizia nel suo insieme da una intervista alla Voce di Rimini e alla rivista inglese «The Spectator» del 4 settembre 2003.
Un vero florilegio, tra le tante esternazioni questa è la più saliente :
«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana».
Quindi esiste una sorta di conflittualità interiore verso la Magistratura e la Giustizia come istituzione, confermata dal suo asserto : «Il grande Alexis de Tocqueville diceva: “Tra tutte le dittature la peggiore è quella dei giudici” » ; quindi il cardine di separazione dei poteri di Montesquieu, deve essere annichilito alle desiderata del politico di turno.
Per fare una riforma di questa portata, la stessa doveva essere discussa tra le parti ed avere un ampio consenso, non imposta sic e simpliciter come fosse un atto d’imperio ; le riforme non possono essere fatte a colpi di fiducia o di maggioranze raccattate, ma nell’alveo democratico del confronto ; anche perché la gabola della maggioranza coesa e determinata in Parlamento è sotto gli occhi di tutti, Scilipoti insegna.
Ma quello che fa sorridere sono i tentativi di spacciarla per il bene comune, per dare ai cittadini un nuovo senso e corso della Giustizia sin’oggi applicato, mentre si tenta d’infilarci degli emendamenti per accontentare le desiderata del dominus ; i soliti tentativi che hanno tenuto banco in questi anni.
Tant’è, il relatore del testo sul processo breve Maurizio Paniz ha presentato la norma per tagliare al massimo i tempi di prescrizione per gli incensurati, pensar male non ci si sbaglia (quasi) mai, chissà a chi interessa tanto la prescrizione, a saperlo.
Questo continuo rimaneggiare il testo della riforma, ricorda tanto la tela di Penelope, e forse tutto questi maneggi hanno forse un altro fine non meno importante, perdere tempo per poi arroccarsi al solito vittimismo.

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3 commenti

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    giuseppe scrive:

    Quello la riforma della giustizia la sa fare solo per gli affari suoi, il resto è noia.

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    Marco da Genova scrive:

    Ma quale riforma, è la solita presa in giro per farsi le sue leggi e leggine, ormai siamo abituati a questo teatro di giustizia ad personam.

  3. Avatar
    Livia scrive:

    Nemmeno i nostri pronipoti vedrenno la riforma della giustizia, invece resterà nella storia tutte le leggi ad personam che si è fatto.

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