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Lug
17

Ripartire da Firenze


E’ cosa oramai nota, studiando la storia, che i movimenti e fenomeni politici partono dal piccolo per sfociare nel grande, nei fenomeni di massa, e di esempi ne sono pieni i libri di storia. Un battito d’ali di farfalla che può generare un uragano non è semplicemente un aforisma filosofico, ma definisce molto bene che dal poco si genera il tanto. Storicamente Firenze è sempre stata un punto di partenza per tante cose ad iniziare dal campo artistico, ma anche politico, con il suo rappresentante più illuminato che rispondeva al nome di Lorenzo de Medici detto (non a caso) il Magnifico. Il letargo nel quale è caduta la nostra nazione da 20 anni a questa parte, dovrebbe favorire la nascita di nuovi personaggi, ma non a livello nazionale (vedi il Movimento 5 stelle che ha miseramente fallito) ma a livello locale, piccoli amministratori che creano modelli per poi riportarli in grande scala. Una città come Firenze si potrebbe permettere questo, con i suoi 379.000 abitanti (Aprile 2013) di cui 59.000 stranieri. Fossi il sindaco ripartirei da rispolverare tutti i bilanci dalla A alla Z per vedere dove le amministrazioni precedenti hanno fallito oppure gestito male soldi che non sapevano (forse) neanche di avere. Un pò come avere le chiavi di una casa e non sapere neanche se dentro ci sono i mobili o peggio che vada completamente ristrutturata. Ripartire da Firenze significa anche rivedere le modalità per abitare in questa città. 59.000 stranieri sono un bel pò di gente ma quanti di loro vivono e non vegetano, o peggio delinquono? A Firenze applicherei il modello australiano. Non esiste una dogana, ma dovrebbero esistere delle regole ferree su chi chiede di vivere qua come ad esempio un reddito, un lavoro ed in mancanza di questo una “sponsorizzazione” da parte di un terzo che garantisca che la permanenza in città è una cosa “produttiva” e non parassitaria. E questo non sarebbe applicabile solo agli “stranieri” ma a tutti, perchè oggi straniero è solo chi non porta nessun contributo alla comunità. Dobbiamo aiutare chi in questa città ha dato tanto e oggi è anziano e dobbiamo aiutare i figli di quegli anziani che vorrebbero rimanere dove sono nati senza pensare alle realtà estere. La coda all’anagrafe deve essere composta de persone qualificate in ogni settore che vogliono stabilire la propria residenza e lavoro qui. I proprietari di abitazioni dovrebbero essere stimolati alle affittanze dei loro immobili a prezzi popolari a famiglie o single con delle specifiche garanzie, come anche dovrebbero essere aiutati in caso di forti morosità e non trascinati in aule di tribunali prima di far valere il loro diritto di proprietà. Anche questa è solidarietà, e non quella falsa che si cela dietro un falso buonismo, ma quella vera che vede una comunità intera muoversi verso i meno abbienti favorendo la loro entrata nella società con un lavoro e con un tetto sulla testa. L’onda si solleverà talmente in alto che sortirà un effetto tsunami perchè è questo che la storia ci insegna. Tutto il resto sono solo parole e demagogia che non mi sembra abbia portato a molto, ultimamente.

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