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Ott
28

Roma, Monnezza Capitale di Ivano Sartori

dallarete01


Pare non si sia trattato di un borseggio ma di una questione di droga, un incontro troppo ravvicinato, un malinteso, una controversia che si trasforma in tragedia. Pare. Comunque lei, la ragazza dell’assassinato, aveva in borsa duemila euro in mazzette da cinquanta e da venti. Pare.
Quest’estate pareva che un marocchino avesse borseggiato una donna e ucciso un carabiniere. Poi sono venuti fuori i due americani e tante rivelazioni che, sovrapponendosi l’una all’altra, hanno prodotto l’attuale silenzio. Finirà che i due saranno rispediti nella madre patria alla chetichella, una volta che le acque si siano del tutto acquietate e l’oblio, ivi compreso quello giornalistico, abbia avuto la meglio. A noi resterà solo la salma del carabiniere.
Due pseudo-borseggi, in quella Roma dove Mafia capitale non esiste (e questo ci è di immenso conforto), ma sopravvivono le violenze e gli omicidi fatti in casa, come se ne combinano di simili e altrettanto efferati a Napoli, Palermo, Milano e negli altri snodi principali della rete capillare ed efficiente del narcotraffico.
Quel che accomuna e colpisce dei due episodi è la notizia che si modifica di ora in ora e si tramuta dal caro vecchio scippo dei tempi del maresciallo Nico Giraldi, alias Monnezza, in un regolamento di conti, in un alterco armato o qualcosa del genere.
Quando succedono questi fatti solo una categoria di persone si trova a proprio agio, come E.coli nelle feci, ed è più svelta dei giornalisti. Quella dei politici. Tra di essi si distinguono i predatori, gli sciacalli e i rapaci che si avventano sulla notizia per divorarla e mostrarla all’opinione pubblica come trofeo della propria cupidigia mediatica ed elettorale. Sono loro i veri scippatori, la monnezza della convivenza civile, i propagatori di una lotta politica senza regole, con ripetuti colpi di scena e ancor più colpi bassi. E questo modo di fare politica puzza più dei cassonetti della Raggi.

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