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Ott
29

Rottami e bugie


Venerdi scorso (26/10/2012) Renzi è approdato nella sua Firenze all’interno del Palazzetto dello Sport di Campo di Marte, proseguendo la sua corsa camperistica in lungo e in largo per l’Italia. Di primo acchito, degli oltre 100 mila elettori registrati nel 2009, solo in 5000 erano presenti alla kermesse del sindaco rottamatore, e questo la dice un pò lunga sulle future aspettative per le prossime elezioni primarie. Limitandoci squisitamente ai numeri troviamo una città piuttosto scontenta dell’operato del sindaco, mentre una parte dell’Italia guarda con interesse a questo nuovo che avanza, un trentasettenne che prevede a suo modo di rottamare la vecchia nomenklatura per favorirne una nuova. Come esempio porta la sua città amministrata per tre anni, dove a detta sua le cose vanno a gonfie vele sopratutto per i 100 punti promessi e realizzati. La cosa buffa e triste è che parte degli amministratori PD (di chiara corrente bersaniana) che governano la città insieme a lui, parlano di un totale immobilismo accusando Renzi di utilizzare i campanili e chiese per il suo personale spot pubblicitario che lo condurrà verso la leadership del partito e quindi verso Roma. Dalle sue parole, parafrasando le epiche gesta di Bartali e Coppi, un uomo solo è al comando, che nel suo sciorinare frasi ad effetto, rottama tutto, tutti e tutta la componente storica del partito che lo “ospita”. Discorsi che colpiscono il popolo di fronte a lui stufo dei dinosauri che governano questo paese e profondamente colpiti dal motto obamiano e weltroniano del: “Yes we can”, portato sul palco anche al Palasport. L’Italia però non è l’America. Il vantaggio di Renzi è che può contare su di un popolo di creduloni, affascinati dalle belle parole, abituati a subire e pronti ad eleggere il primo paladino che si erge a loro difesa. Ma il traguardo è oramai vicino e le primarie daranno una prima sfoltita ai pretendenti ma sopratutto ci faranno vedere di che pasta è fatto il sindaco di Firenze che sempre più dovrà raccogliere quanto fin qui seminato. Parlarne bene o parlarne male non servirà a nulla perchè politicamente siamo un popolo di immaturi ancora presi nel dire che rosso è meglio di nero o viceversa. Non abbiamo ancora capito che i colori non ci sono più cosi come le appartenenze perchè mancanti di veri leader. Mi tornano in mente Berlinguer, Almirante, Andreotti, Fanfani, Spadolini, Craxi, veri politici che hanno saputo creare un sistema Italia che ci ha permesso di arrivare alla soglia degli anni 2000 (quasi) ottimisti e speranzosi. Non so chi ne quale possa essere il futuro dell’Italia ma non sarà certo un grillo parlante a fare la differenza. L’unico che può fare la differenza è il popolo, vocabolo mancante nel dizionario di questo lembo di terra….

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