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Nov
01

Sapore di sale di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Il responsabile della Protezione civile di Roma, Tommaso Profeta, è stato iscritto nel registro degli indagati insieme con due suoi collaboratori per aver fatto spargere sale anti-scivolo sulle scale di accesso alle fermate della metropolitana e sui marciapiedi di alcune strade della capitale in occasione della nevicata del febbraio scorso. Questione di natura amministrativa da sbrigare negli uffici del Campidoglio, penserete voi.

No. Perché un sindacato di base si è rivolto alla Procura della Repubblica e un pm, dopo aver scrupolosamente consultato codici e pandette, ha formulato l’ipotesi di “violazione dell’articolo 26 del testo unico sulla sicurezza del lavoro n. 81 del 2008”, che fissa “gli obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione”. Il che, tradotto in parole povere, starebbe a significare che il tipo di sale cosparso in alcune vie di Roma per evitare che i passanti scivolassero sulla neve sarebbe risultato nocivo perché in grado di provocare irritazioni alla pelle degli addetti allo spargimento.

Ci guardiamo bene dall’entrare nel merito della questione, che si presenterà di difficile accertamento anche per esperti e periti. Se la citiamo è solo per segnalare l’ennesimo caso in cui la macchina della giustizia è costretta a mettersi in moto, con tutta la farraginosità della sua normativa e delle sue procedure, da una semplice denuncia che, sembra di capire, presupporrebbe che il responsabile della Protezione civile e i suoi collaboratori abbiano consapevolmente usato del sale, come dire?, “pruriginoso”. E perché? Per quale misterioso disegno? E’ difficile che la magistratura riesca a dare risposta a questo interrogativo, tuttavia è inevitabile che debba dedicarvi tempo, perizie ed energie che potrebbero essere impiegati per smaltire casi più semplici e più urgenti, cioè per rendere giustizia a chi da lungo tempo l’attende e per risolvere casi che paralizzano attività imprenditoriali ed esistenze familiari. E’ inevitabile perché lo impone la famosa obbligatorietà dell’azione penale. Che si rivela sempre di più una jattura per il nostro intasato sistema giudiziario e, di conseguenza, per la società italiana. Ma di tutto ciò ai nostri legislatori pare non importi un bel nulla. E in definitiva forse è persino meglio che non se ne occupino se dovessero occuparsene come stanno facendo per la legge salva-Sallusti. Che per salvarne uno rischia di inguaiare tutti gli altri giornalisti.

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