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Set
07

Sceneggiata a 5 stelle




Dicono di voler difendere l’art. 138 della Costituzione, ma non spiegano come e perché. Chiamati a risarcire i danni?
Redazione


12 deputati del Movimento 5 stelle sono da venerdì pomeriggio arroccati sul tetto di Montecitorio per protestare contro il disegno di legge costituzionale sulle riforme, che, a loro parere, straccia l’art. 138 della Costituzione. Hanno esposto uno striscione con la scritta “La Costituzione è di tutti” e hanno lanciato volantini per spiegare i motivi della protesta. Protagonisti del gesto sono Laura Castelli, Carlo Sibilia, Alessandro Di Battista, Alessio Villarosa, Manlio Di Stefano, Dalila Nesci, Sergio Battelli, Filippo Gallinella, Maria Edera Spadoni, Massimo Artini, Giuseppe D’Ambrosio.

Hanno portato con loro dei trolley pieni di viveri e indumenti per poter rimanere ad oltranza. Beppe Grillo ha postato una foto che ritrae la facciata di Palazzo Montecitorio con lo striscione srotolato. “Sul tetto spettacolo a 5 Stelle” scrive Grillo. E’ stato lui stesso, mentre i 12 deputati salivano in cima al Palazzo, ad annunciare con un tweet il “gesto eclatante” dei grillini con uno slogan: “La Costituzione è di tutti. I parlamentari M5S sul tetto in sua difesa!”.

In Aula l’iniziativa dei grillini ha generato dure reazioni: Ettore Rosato del Pd ha chiesto di far finire la “pagliacciata dell’occupazione del tetto”; stessa richiesta da parte di Paolo Sisto, del Pdl. “Ancora una volta, per distrarre l’attenzione dalle loro profonde divisioni interne, i 5 stelle si esibiscono in inutili e alquanto folcloristiche proteste”, ha dichiarato il presidente dei deputati Pd, Roberto Speranza.

La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha condannato il gesto, di cui in realtà non vengono spiegate dagli autori le reali motivazioni se non con altri slogan propagandistici: “Ci hanno costretto. Non ascoltano i cittadini. Non vogliono il cambiamento – scrive su Facebook Di Battista in diretta dal tetto – I partiti non vogliono il cambiamento. Vogliono che l’Italia continui a sprofondare. Noi non ci stiamo. Siamo stati votati per portare un cambiamento. Parte del Paese è sordo, volutamente tenuto all’oscuro. Per svegliarlo servono gesti eclatanti, nonviolenti ma eclatanti. E’ tempo di svegliarsi. Tutti. A riveder le stelle!”. A sua volta Di Stefano dice che resteranno ”sul tetto finché non cambia qualcosa. La Costituzione è del popolo, non dei partiti. Stiamo sui tetti come gli operai che occupano le fabbriche”.

Laura Boldrini ha ribadito: “Il nostro regolamento dà tante possibilità per fare un’opposizione costruttiva, ogni tipo di opposizione. Non c’è bisogno di ricorrere a questa violazione dell’Istituzione, non è che da qui verrà qualcosa di meglio per il Paese. Spero – ha aggiunto – che non si faccia male nessuno anche considerando che sul tetto ci sono tubi e cose pericolose, è una sorta di cantiere. Mi dicono che sul tetto vengono esposte bandiere di partito: se è così, non si capisce nemmeno più il senso della protesta. Fare un’azione così per dimostrare di essere migliori è qualcosa che non si capisce”.

Poi la presidente ha ricordato che i 12 deputati potrebbero essere chiamati a risarcire i costi che l’occupazione comporta. Argomento sul quale l’Ufficio di presidenza di Montecitorio è stato aggiornato a lunedì per prendere una decisione sul caso. Il rinvio dell’Ufficio di presidenza è stato motivato anche dall’esigenza di concludere un’istruttoria sui fatti, perché un altro striscione simile a quello esposto a Montecitorio è apparso anche a palazzo Marini, dove hanno sede uffici dei gruppi parlamentari. E’ stato il questore della Camera Stefano Dambruoso ad annunciare l’intenzione di chiedere il risarcimento dei costi sostenuti dall’amministrazione per l’occupazione del tetto. Proposta appoggiata dal leghista Davide Caparini e da Roberto Giachetti, del Pd.

L’articolo 138 della Costituzione. – Ma vediamo che cosa dice l’articolo 138 della Costituzione (inserito nella sezione II Revisione della Costituzione). Ecco il testo:

«Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti».

Non si comprende dunque quale sia la ragione della protesta dei grillini se non quella di compiere un’azione che richiami su di loro l’attenzione dell’opinione pubblica, sempre più scettica sulla efficacia della loro presenza in parlamento.

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