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Nov
22

Scialuppe in mare di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Da qualche giorno a questa parte il Palazzo del Potere sembra una nave in piena tempesta. Tanto che il grande salone di Montecitorio da tutti conosciuto come “Transatlantico” è già stato da alcuni ironicamente ribattezzato “Titanic”. Ma che cosa è successo? E’ successo che s’avvicina la tempesta elettorale, preceduta dal fortissimo vento delle primarie, e onde minacciose si intravedono tanto a destra quanto a sinistra. Pensate che perfino Isabella Bertolini, per anni felice e spensierata partecipante alla “cerimonia dell’inchino” verso il Cavaliere, è arrivata a definire Berlusconi “il nostro Schettino”, annunciando che insieme ad altri quattro colleghi – Pecorella, Stradella, Stracquadanio e Tortoli – abbandona la nave (dove non c’è più Concordia) e sale su una scialuppa, diretta – dicono alcuni – verso l’isola del famosi di Pierferdinando Casini (che bisogna vedere se li farà sbarcare).
Ma se così vanno le cose a poppa, anche a prua è mare grosso. Una bella fetta di equipaggio – ufficiali compresi – del comandante Di Pietro s’è ammutinata. Pare, tuttavia, che Massimo Donadi, ex capogruppo alla Camera, Nello Formisano e la loro nutrita pattuglia di seguaci (anche a livello di amministrazioni locali, vedi Liguria) non cerchino scialuppe ma vogliano costruirsi una loro barca (o barchetta, si vedrà) per remare invece verso l’isola del Pd, quella da cui – dicono – il comandante Tonino li ha inopinatamente allontanati con i suoi sconsiderati attacchi a Napolitano e con la sua molto personale e disinvolta gestione del partito.
Insomma, alla vigilia del ritorno alle urne, tra notabili e peones, nel “Titanic” di Montecitorio s’ode un solo grido: “Si salvi chi può!”.

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