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Feb
26

Se a perdere siamo noi di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Siamo alle solite: tutti si sentono vincitori e nessuno si dice sconfitto. Bersani può dire di aver ottenuto (grazie al premio previsto per legge) la maggioranza assoluta alla Camera e una maggioranza (solo in voti, non in seggi) al Senato; Alfano, scudiero di Berlusconi, parla di risultato “straordinario” per il suo partito dato per morto fino a poco tempo fa e, sulla scia di quanto fece il suo padre-padrone ai tempi della vittoria di Prodi, eccolo chiedere una sorta di verifica delle schede, vista la breve distanza che alla Camera separa i voti del Popolo delle Libertà da quelli del Partito Democratico (ma siamo sempre ben sopra i centomila); perfino Mario Monti, presidente del consiglio uscente inopinatamente lanciatosi nella competizione elettorale, si dichiara “soddisfatto” del risultato raggiunto (un pizzico sopra al 10%) che non consentirà mai a lui né, tantomeno, ai suoi sponsor centristi Fini e Casini, sonoramente bastonati dagli elettori, di poter dettare le regole di una eventuale coalizione.
E’ la democrazia, bellezza. Giusto. A pensarci bene i veri perdenti siamo noi. Noi elettori che, in nome della democrazia, non avendo avuto la voglia, la capacità e la forza di scegliere con decisione, disperdendo il nostro voto a destra e a manca, ci siamo infilati in questo vicolo cieco. Anche portando in trionfo il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e dei suoi “protestanti”, fino a farlo diventare il primo partito in termini di voti assoluti, non abbiamo fatto altro che sancire l’ingovernabilità di questo paese.
Perché la pur sacrosanta rivolta contro la casta, i privilegi e la diffusa e crescente miseria è una cosa. Ma trovare in concreto soluzioni contro la casta, i privilegi e la miseria è ben altra cosa. Non bastano uno, dieci, cento “vaffa-day” a cambiare davvero un sistema.
Che succederà adesso? Di regola Napolitano dovrebbe convocare Bersani e affidargli l’incarico di formare il governo. Ma Bersani deve per forza cercare alleati. Chi? Monti (i numeri non basterebbero); Grillo? E come la mettiamo, ad esempio, con l’Europa e con l’Euro? Berlusconi? Ci vien che ridere.
Certo, se non ci fosse di mezzo il Cavaliere, forse con il Pdl, magari turandosi il naso, un accordo si potrebbe anche trovare. Per evitare di fare la fine della Grecia. Che è tornata al voto a stretto giro di posta, per poi stare come prima, se non peggio di prima.

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