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Nov
07

Servizi sociali per un perseguitato di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Dopo le dichiarazioni del Cavaliere contenute nelle solite e implacabili anticipazioni dell’ultimo libro di Bruno Vespa, ci siamo sinceramente allarmati e abbiamo deciso di andarne a controllare l’esattezza. Per quanti sforzi abbiamo fatto, non siamo riusciti a trovare un solo cartello, in uffici pubblici, banche o botteghe private, in cui fosse scritto “Vietato l’ingresso ai cani e ai Berlusconi”. Per quanto impegno si sia messo nella ricerca, non abbiamo trovato una sola scuola, di qualsiasi ordine e grado, università comprese, in cui fosse garantita l’iscrizione a tutti tranne a chi si chiamasse Berlusconi.
Per scrupolo, poi, ci siamo sfogliati le gazzette ufficiali degli ultimi vent’anni cercando invano qualche legge che somigliasse anche lontanamente al “manifesto della razza” di nazifascista memoria. Niente. Tutt’al più abbiamo trovato nei resoconti dei dibattiti parlamentari qualche legge qua e là in cui compariva il cognome Berlusconi. Ma era di tutt’altro tono e di tutt’altra natura: erano leggi che servivano a coprire le malefatte del Cavaliere, a salvarlo, non certo a perseguitarlo.
E allora come giudicare l’offensiva e indecente “sortita” dell’uomo di Arcore che s’azzarda a paragonare la sua famiglia a quelle migliaia e migliaia di famiglie di fede ebraica prima umiliate, torturate e poi sterminate dalla follia di Hitler e Mussolini? Come ha detto il presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, Alessandra Ortona, “nessuno dei figli di Silvio Berlusconi è stato rinchiuso in un ghetto, bruciato in un campo di concentramento, fucilato, o trattato in altre feroci maniere”.
Ci associamo all’invito di Roberto Della Seta, esponente di Green Italia. Il Cavaliere deve scontare la pena di un anno ai servizi sociali? Bene, facciamoglielo fare ad Auschwitz. Per carità, solo come custode o guida, per conto dell’Unesco.

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