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Ago
27

Sfasature di Moisè Asta


ORA DI PUNTA


Hanno ragione il segretario del Pd, Bersani, ed il leader della Cisl, Bonanni, quando, riferendosi all’ultima riunione del Consiglio dei ministri, lamentano di trovarsi dinanzi a una lista di intenzioni più o meno buone anziché ad un elenco di decisioni concrete da trasformare, nell’immediato, in atti di governo. Ci vorrebbero, invece, tavoli per le crisi industriali, attenzione per le piccole e medie imprese, interventi per razionalizzare le tariffe, per arrestare l’ascesa del costo della benzina e dare vigore effettivo alla lotta contro l’evasione fiscale. Sì, perché, volendo ripristinare la fiducia dei cittadini, “bisogna metterci molta concretezza”. Ciò che serve, allora – incalza Bonanni – è “un Patto per la crescita ed il lavoro che impegni tutti i soggetti”, diversamente non si può andare da nessuna parte” e, semmai “si rischia una declamazione e basta”.
Altra critica all’ultimo documento programmatico del governo viene dal responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, secondo cui la lunga agenda di Monti “non riflette, né nell’ordine delle priorità, né nella direzione di marcia, la drammatica emergenza dell’economia reale per le imprese e per il lavoro”. E su questa linea, la famosa, reiterata, assicurazione sul passaggio alla cosiddetta “fase due” (quella,cioè, dell’attuazione concreta di progetti di rilancio della malridotta situazione economica italiana) non può che tramutarsi in una sconcertante perdita di tempo per il Belpaese, come se non fossero bastate le penose beffe del ventennio berlusconiano. Insomma, non era affatto questo che ci aspettava da un governo subito accolto con stima e simpatia da grandissima parte degli italiani.

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