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Nov
09

Spending Rai all’americana di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Tutti si affannano a fare i conti per stabilire quanto è costata ad Obama questa vittoria, cioè quanto ha speso il presidente degli Stati Uniti per la campagna elettorale che gli consentirà di rimanere alla Casa Bianca per altri 4 anni. E, contestualmente, quanto è costata a Romney la sconfitta, alla quale fino all’ultimo lo sfidante repubblicano e suoi supporter non riuscivano a rassegnarsi. Per quanto siano trasparenti (cosa sconosciuta in altri paesi e in particolare nel nostro) i fiumi di contributi che i sostenitori dei candidati nelle elezioni americane versano a profusione a beneficio dei loro beniamini, sarà difficile quantificare con esattezza l’ammontare della spesa.
Facile, invece, dovrebbe essere – non per noi, ma certamente per l’azionista n.1 (il ministero dell’economia), per la Corte dei conti e per la commissione parlamentare di vigilanza – computare quanto è costata questa campagna elettorale americana all’azienda di comunicazione su cui spetta loro di vigilare, cioè la Rai, che opera anche con i soldi dell’abbonamento obbligatorio e quindi pubblici.
Facile e opportuno. Ma soprattutto doveroso. Perché in questi giorni si è assistito all’esagerato quanto inutile dispiegamento di un esercito di inviati e inviate speciali di ogni specie, con il supporto di un altro esercito di tecnici, che a getto continuo, a tutte le ore del giorno e della notte, ripetevano le stesse cose in una competizione ossessionante per contendersi, con la visibilità, la palma dell’ovvio e della banalità.
Una volta, quando esisteva la deprecabile e deprecata lottizzazione, una cosa del genere avrebbe persino potuto trovare una qualche giustificazione in nome della garanzia della pluralità d’informazione; ma oggi che senso ha tutto ciò? Che senso aveva che contemporaneamente i vari canali Rai si collegassero dagli stessi luoghi (quartieri generali di Obama a Chicago e di Romney a Boston, prati antistanti la Casa Bianca a Washington, Wall Street a New York) mentre, per di più, esiste, da quando è stato introdotto in tutta Italia obbligatoriamente il digitale terrestre, un canale, Rainews24, che fa informazione ottimamente senza interruzione notte e giorno? Che senso aveva che Lucia Annunziata, per fare la sua trasmissione settimanale “In mezz’ora” su Rai3, consistente spesso in una intervista a distanza con un personaggio, si sia costosamente trasferita negli Stati Uniti per giorni, per di più operando al tempo stesso per il sito americano che dirige e concedendosi anche a La7 per dar luogo a un battibecco via etere con il suo amico Giuliano Ferrara nello studio di Mentana a Roma?
Qualcuno ha il dovere di spiegarlo ai giornalisti precari ai quali è stato trionfalmente annunciato che ora possono contare sul minimo compenso garantito (da chi?) e di spiegarlo a quei dipendenti pubblici ai quali si chiede di pagare il prezzo della “spending review”. Facile farlo. Basta un unico collegamento di mezz’ora, interruzioni pubblicitarie comprese. E a reti unificate.

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