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Gen
10

Sul ponte sventola bandiera rossa


E’ di questi giorni la chiusura della Richard Ginori di Sesto Fiorentino. 314 operai già in cassa integrazione saranno mandati a casa e con essi i loro stipendi e i loro sostentamenti per le famiglie. Ovviamente la notizia è subito finita sui giornali, ma come suggeriva un amico, era già da un pò di tempo che la ditta navigava in cattive acque e non è da ora che si parla di questo problema. Qualche anno fa il presidente della regione Rossi si impegnava a trovare una soluzione ma evidentemente era troppo impegnato con l’ASL di Massa per poter pensare anche a questo nostro patrimonio che tutto il mondo conosce. Anche i sindacati hanno fatto la loro parte, tanto è che oggi la Richard Ginori chiude. Ma allora che ci fanno le bandiere rossi davanti all’entrata della fabbrica? I sindacati aspettano di sventolare il loro vessillo a fatti accaduti e perchè non lo hanno fatto prima? Dov’è il presidente della regione toscana? Forse sempre impegnato con l’ASL di Massa dopo gli ultimi fatti? Il labaro da sventolare non deve essere una bandiera rossa, ne verde ne gialla, deve essere un labaro che rappresenti le 314 famiglie che non riceveranno più un introito mensile e con esse tutta la frustrazione di chi è senza un lavoro. Ma ancora l’operaio crede nel sindacato? Non siamo negli anni 70 quando la contrattazione e la battaglia politica assumeva toni “leciti”. Oggi l’interesse di pochi prevale sul bisogno di molti e questo genera fenomeni come la Richard Ginori, l’Ilva, l’Alcoa e tutte le altre. Dispiace che gli “operai” nonostante tutto diano ancora ascolto a chi li ha in un certo senso condannati perchè non so se ci potevano o possano essere soluzioni per le fabbriche in difficoltà, ma una cosa è certa, non bisogna chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi. Le bandiere rosse davanti alle fabbriche sanno un pò di presa in giro ora che è successo l’irreparabile come anche le parole del politico di turno “…stiamo valutando ipotesi e soluzioni atte a risolvere in breve tempo questa crisi…” bla, bla, bla… bla… Ecco cosa succede nella regione rossa per eccellenza, quel modello comunista e sociale che dovrebbe tutelare l’interesse della gente che lavora. Anche l’Emilia è una regione rossa con in più il problema della distruzione dovuta al forte terremoto che l’ha minata al suo cuore. Eppure gli emiliani sono già in piedi, stanno già ripartendo più forti di prima, rimboccandosi le maniche e non sventolando bandiere.

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