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Feb
17

Sweet Valentine

andreasarubbi


Forse nelle date c’è un messaggio, e forse non è un caso che il Partito democratico abbia sfiduciato il governo Letta proprio nel giorno di San Valentino. Perché quello che è avvenuto al Nazareno ricorda molto una trama frequente in molte storie di coppia, che finiscono quando arriva un altro, e quando l’arrivo dell’altro (con le sue suggestioni, le attenzioni e le promesse) rimette le lancette sull’ora dell’innamoramento, con tutte le ripercussioni che ciò comporta sul rapporto esistente.
Si susseguono, in questi giorni, gli interventi di esponenti del Pd che spiegano come il governo Letta fosse ormai finito. E lo dicono convintamente, come lo direbbe un cinquantenne a proposito del suo matrimonio ventennale, dopo avere perso la testa per una donna più giovane e più attraente di sua moglie. La conferenza stampa di Enrico Letta con la presentazione di Impegno Italia era il tentativo estremo, forse fuori tempo massimo, di rimettere insieme i pezzi e salvare il salvabile; l’arrivo a Palazzo Chigi dei capigruppo democratici di Camera e Senato, Speranza e Zanda, è stato però l’avviso dell’avvocato, per comunicare al premier uscente che la decisione era presa e lo stare insieme ormai impossibile.
Si possono avere idee diverse sulle storie nate o finite in questo modo. Alcuni ritengono, ad esempio, che prima di iniziare una relazione nuova occorra chiarire bene quella precedente, perché le valutazioni siano indipendenti e ben ponderate; altri sono invece convinti che un nuovo incontro sia indispensabile per prendere coscienza dei limiti della storia di prima, che altrimenti si sarebbe trascinata per abitudine. E si possono trovare anche riscontri diversi sugli esiti di una relazione iniziata in modo rocambolesco: alcune finiscono con la stessa rapidità con cui sono iniziate, e magari per lo stesso motivo (arriva un altro, o un’altra, a prendere il posto del partner attuale), altre si rivelano la storia della vita e vanno avanti per sempre. Renzi finirà perché arriverà un altro che saprà far vibrare il cuore più di lui? Può darsi. Saprà invece conquistare il Centrosinistra per sempre e potrà ricandidarsi per altri vent’anni? Può darsi anche questo. Tutto è aperto, insomma, ma almeno due aspetti non vanno sottovalutati.
Il primo è la reazione di Letta. Che nella vicenda è comunque la parte lesa, come lo sono un uomo o una donna lasciati dal proprio partner per un altro. Anche Letta ha responsabilità politiche nella vicenda, come ogni coniuge lo ha nel matrimonio, e certamente ha perso alcune occasioni (il caso Shalabayeva in tempi non sospetti, quello Ligresti a ridosso delle primarie Pd) per cogliere i segnali di disagio provenienti dal suo partito, sacrificando tutto sull’altare della stabilità. Oggi, però, avrebbe meritato un trattamento migliore, se non altro nella chiarezza, perché l’hashtag #enricostaisereno – lo avrà capito anche Renzi – ha fatto passare il suo ideatore per l’amante che ruba la moglie all’amico mentre lo consola a pacche sulla spalla. Qualsiasi cosa faccia Letta d’ora in poi, insomma, è comprensibile: anche un eventuale desiderio di vendetta, a medio o a lungo termine, contro chi gli ha dato il benservito.
Il secondo aspetto riguarda la maturità affettiva del Partito democratico, che nei primi 6 anni e mezzo di vita non si è ancora vista. Più che amare, costruendo relazioni durature, il Pd finora si è soprattutto preoccupato di innamorarsi: è il partito che più si diverte a cercare nuovi leader, e che prova maggiore soddisfazione nel bruciarli. Nel giro di una sola consiliatura regionale (quella in Sardegna, dal 2009 a oggi), sono passati Veltroni, Franceschini (reggente), Bersani (segretario), Epifani (reggente) e Renzi; ora, a due mesi dalle primarie, è stato già tolto di mezzo anche l’unico esponente del partito ad aver mai guidato un governo dai tempi di Prodi. Vivere di infatuazioni è normale, ma per gli adolescenti: gli adulti, di solito, riescono a superare la fase

staisereno

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