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Mar
16

Tempi nuovi della Chiesa e schemi vecchi della politica di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


La tv ancora una volta fa un pessimo servizio alla politica. L’abbiamo constatato durante l’ultima campagna elettorale, non possiamo che ribadirlo in occasione della presente ossessiva diretta delle votazioni a Camera e Senato, quasi si trattasse di raccontare le partite domenicali con lo stile del “calcio minuto per minuto”. Per le riunioni dei cardinali e nelle attese delle fumate le chiacchierate dei giornalisti, accompagnate spesso da ipotesi e previsioni discutibili, esprimevano comunque un qualche riferimento ai problemi veri della Chiesa, ai bisogni di un suo rinnovamento, all’urgenza di ritrovare sintonia con le attese del popolo di Dio e le speranze dell’intera umanità. Il chiacchiericcio invece espresso dai collegamenti a ripetizione che rimbalzavano tra Camera e Senato, erano una sorta di vuoto pneumatico in cui all’inconcludenza dei politici con apparente preoccupazione e precaria consapevolezza corrispondeva l’inconsistenza delle domande dei giornalisti e la negazione del loro ruolo di mediazione esplicatrice nei confronti dell’opinione pubblica. Un corto circuito profondo e la conferma di una distanza abissale tra i cittadini e la politica, l’incapacità di indicazioni e risposte verso le attese che pure un voto così difficile dovrebbe esigere e in qualche modo imporre ai rappresentanti del popolo.
Per quanto possa il paragone apparire schematico, non c’è dubbio che l’elezione di papa Francesco e il modo semplice ed immediato con cui ha saputo esprimere l’orientamento di fondo del suo pontificato testimoniano una capacità di ascolto. Ne emerge un collegamento con le aspirazioni più profonde che i cristiani affrontano, senza però mai cedere ad una visione pessimistica della storia e che richiedono anzi un rinnovato impegno fiducioso per portare avanti la croce di Cristo con speranza e fiducia.
Nessun segno analogo dai diversi esponenti politici che sono apparsi a ripetizione sugli schermi televisivi, ciascuno preoccupato di esprimere disponibilità ed apertura destinate però ad una sostanziale inconcludenza. Ciascuno infatti si dice disponibile, ma guardando agli interessi della propria parte, senza la capacità di indicare la strada più ampia di un interesse generale in vista del quale una qualche intesa e un qualche accordo possa davvero maturare.
Inevitabile purtroppo il risultato di stallo e di impotenza che rischia l’impossibilità di un vero dialogo e di superamento della solitudine in cui in ultima analisi si trova ciascuna forza politica. Purtroppo del resto, per gli strani ricorsi della storia, la prima giornata della diciassettesima legislatura coincide con la data delle Idi di marzo, celebre per l’uccisione di Giulio Cesare e, per venire ai giorni nostri, con il 35° anniversario della strage di via Fani e il rapimento dell’onorevole Moro assassinato dopo 55 giorni di disumana prigionia da parte delle Br. Con sottile ironia, quasi a ricordare le pagine tragiche della nostra storia più recente, Beppe Grillo ha voluto avanzare la candidatura al Quirinale di Licio Gelli, di Berlusconi alla giustizia e di Cicchitto ai servizi segreti, indicando per ciascuno il numero di tessera di iscrizione alla loggia P2.

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