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Feb
13

Tra dietrologi e trombettieri di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Non siamo solo un popolo di eroi, di santi, di poeti e di navigatori. Siamo anche un popolo di “trombettieri”. Nel senso che apriamo la bocca e gli diamo fiato. Non sappiamo resistere al fascino della chiacchiera e, soprattutto, abbiamo una specie di idiosincrasia per la riservatezza. Anche quando è sancita per legge.
Guardate, ad esempio, quest’ultima bufera scatenata contro il presidente della Repubblica, accusato di aver tramato nel 2011 per fare cadere il governo Berlusconi e sostituirlo con un esecutivo a guida Mario Monti. A Napolitano addebitano il fatto di aver “sondato” il professore bocconiano mesi prima che il Cavaliere, travolto dalla sua politica fallimentare, si decidesse a dare le dimissioni. A allora, tutti ora a gridare al “complotto”, alla congiura di Palazzo, all’attentato alla Costituzione.
Il presidente della Repubblica ha replicato agli scandalizzati detrattori che sta scritto nella Costituzione che non solo è diritto ma addirittura dovere di un presidente preoccuparsi degli avvenimenti in corso o prevederli e perfino guidarli nell’interesse nazionale. Vedendo, incontrando gente, avendo colloqui personali anche riservati. E la riservatezza, garantita proprio dalla Costituzione, lui l’ha rispettata.
Non ha fatto altrettanto il professor Monti, il quale, intervistato dal giornalista americano Alan Friedman, ha fatto il “trombettiere”, rivelando quello che, peraltro, tutti già sapevano. Cioè, che in quei terribili mesi Napolitano si è mosso come era doveroso muoversi per evitare che il Cavaliere facesse precipitare l’Italia nel baratro (e l’ex ministro degli esteri Frattini ne ha dato leale conferma in una lunga intervista al Corriere della era). Solo che noi oltre che “trombettieri” siamo anche un popolo di “giallisti” e di “dietrologi”. Così la “soffiata” di Monti s’è trasformata in tempesta. In un bicchier d’acqua.

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