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Lug
15

Transizione e prospettive di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


Ha fatto la sua bella figura Mario Monti tra i maggiori magnati della economia e della finanza, unico politico invitato a parlare delle prospettive dell’Europa e dell’Italia. Imperversava il colpaccio Moody’s che aggravava il suo compito e, senza sminuirne la portata negativa, il nostro presidente del consiglio lo ha sostanzialmente liquidato come ingiusto e frutto di errata valutazione degli sforzi e del percorso virtuoso che l’Italia ha imboccato col suo governo.
Le domande hanno però riguardato soprattutto le prospettive e l’auspicio unanime è stato in direzione della prosecuzione dell’esperienza Monti anche dopo il voto di primavera prossima.
Monti ha cortesemente e con garbo replicato che la sua funzione è quella di portare il paese al voto e che spetterà alle forze politiche decidere.
Nelle stesse ore, a molti chilometri di distanza, il segretario del Pd Bersani affrontava gli stessi temi, in certo senso: la fase di transizione e la prospettiva del dopo elezioni. Nessuna messa in discussione del sostegno a Monti, tuttavia Bersani ha delineato la preparazione determinata di una prospettiva di governo per il dopo Monti, con una caratterizzazione più attenta ai problemi economico-sociali, dello sviluppo e soprattutto dell’occupazione. L’apertura del Pd sarà ampia a tutte le forze politiche sulla base della massima chiarezza programmatica e nell’ascolto attento di tutte le componenti della società italiana, specie le più bisognose e più deboli. Confermate anche le primarie di coalizione, che saranno però rinviate a fine anno mentre un giudizio netto e liquidatorio il segretario del Pd ha espresso nei confronti della quarta candidatura di Berlusconi ritenuta quasi un atto osceno in luogo pubblico.
Per molti versi le indicazioni di Monti e di Bersani, anche per il modo in cui guardano alle scadenze dei prossimi mesi, sembrano convergere. C’è però il grosso interrogativo del come giungere al voto di primavera, con quale legge elettorale prima di tutto e, dulcis in fundo, la risposta che gli elettori decideranno.
Cose per nulla scontate e che lasciano comunque sul tappeto quello che ci pare il problema maggiore: Monti o non Monti a capo del governo, l’Italia dovrà proseguire all’interno e in Europa la strada tracciata proprio dal governo Monti, nato in circostanze eccezionali, che sta dando risposte severe e difficili con crescente apprezzamento internazionale, indispensabile per non tornare rapidamente sull’orlo di quel baratro dal quale ci siamo appena allontanati.

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