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Mag
28

Tre lezioni dalle urne di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Prima considerazione sull’esito di questo turno amministrativo: il diritto-dovere di esprimere il proprio voto non è più percepito come un dovere ed è un diritto sempre meno sentito dagli italiani. Il fatto che un cittadino su tre, o addirittura in certi casi su due, abbia preferito restarsene a casa anziché andare a votare, è la conferma di un malessere (o di un disprezzo) verso la politica che non è più fisiologico ma patologico.
Seconda considerazione: il risultato elettorale del movimento di Beppe Grillo assomiglia a una notte di San Lorenzo. Da Nord a Sud, è stata una continua e massiccia caduta di stelle. E il tutto è avvenuto a pochissima distanza da un voto politico che aveva consentito al Gatto (pardon, al Grillo) e alla Volpe (Casaleggio) di far entrare trionfanti in Parlamento i loro fedeli e sottomessi seguaci, conquistando un terzo dei consensi degli italiani. Solo che, chiamati alla prova dei fatti, è risultato evidente, a tre mesi dal voto politico, che trattavasi di pur volenterosi dilettanti allo sbaraglio. Così buona parte degli elettori grillini s’è pentita, rendendosi conto che coloro che avevano fatto entrare a Palazzo per far qualcosa di utile a cambiare il sistema, per volontà del guru, dovevano invece recitare, comunque e dovunque, la parte degli inutili e fastidiosi “Signor no”.
Terza considerazione: il risultato elettorale del Pd tutto sommato, ha del miracoloso. A Roma (il test più importante di questo turno amministrativo), Ignazio Marino distacca di dodici punti percentuali il sindaco uscente Gianni Alemanno e si proietta verso il ballottaggio con forti possibilità di vittoria. Nel resto d’Italia il Partito Democratico (e relativi alleati) piazza ovunque i suoi candidati in pole position e tutto lascia credere che – a ballottaggi conclusi – il centrosinistra, per numero di comuni confermati o strappati all’avversario, sia destinato a superare il centrodestra.
Quarta considerazione: Mentre a livello nazionale si è costretti a far buon viso a cattivo gioco di fronte a un governo “contro natura” Pd-Pdl, nelle realtà locali (dove per fortuna non vige la legge del “porcellum”) si ripropone il bipolarismo d’una volta, dove Pd e Pdl (e relativi alleati) si confrontano e si scontrano per ottenere il governo delle città. Senza più il “terzo incomodo” Beppe Grillo, che, a quanto pare fin qui, non arriverà al ballottaggio in nessuno dei comuni chiamati al voto.

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