«

»

Nov
11

TV, MARKET E MARCHETTE di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


L’informazione vive tempi difficili non solo in Italia. Giornali e tv , Mediaset e Rai comprese, perdono pubblicità e si rifanno enfatizzando la cronaca nera e anche rosa, collocando addirittura in prima pagina messaggi pubblicitari di ogni specie e colore. La pubblicità è parte determinante del bilancio di un giornale, di cui si diceva un tempo che l’ideale dovrebbe essere 50% tra vendite e abbonamenti e 50% di raccolta pubblicitaria. Non conosco come oggi stiano esattamente le cose. Un segnale preoccupante è la possibile vendita dello storico palazzo di via Solferino del Corriere della sera e l’incremento degli spot nei programmi di Mediaset e Rai anche durante le partite. Mi fa impressione sentire la conduttrice o il conduttore di turno: “due minuti di pubblicità e poi riprendiamo da dove eravamo rimasti” e come i partecipanti alla trasmissione o al dibattito rimangano passivi. Indipendentemente dalla questione in esame, è come se la pubblicità, qualsiasi sia il tema in esame, resti inestirpabile dalla nostra vita e domina assoluta della nostra esistenza, anche dinnanzi ai problemi fondamentali della nostra vita.
Sabato 9 novembre ho provato un’emozione nuova: tanto sul Corriere che sulla Stampa campeggiava la pubblicità dell’ultima “fatica” letteraria del più noto giornalista tv affiancata dal riquadro di un prodotto dermatologico. Il libro del noto giornalista era accompagnato dalla indicazione di un prezzo speciale, “solo 14,25 euro, a condizione però che l’acquisto avvenga entro il 30 novembre: una vera strenna offerta a condizioni stracciate. Domanda: chi paga? L’Eri, casa editrice Rai, oppure Mondadori dell’editore Marina Berlusconi? E la Rai considera queste spese come parte almeno della solida retribuzione riconosciuta al più noto dei suoi giornalisti? Rispondendo al caso del conduttore di “Che tempi che fa” il direttore generale se l’è cavata pilatescamente sostenendo che un capo azienda deve tutelare la riservatezza delle sue star. Criterio discutibile, specie considerando i compensi dei calciatori, sviscerati in ogni modo, comprese le sponsorizzazioni e i diritti d’immagine. Si dirà è il libero mercato. Preoccupante però se dal market si passa alle marchette.

Media 3.00 su 5


Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato!


*