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Nov
12

Un invito a Bersani di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Forse è il caso che Pierluigi Bersani si dia una calmata e si comporti coerentemente con la sua storia personale, con il suo onorato curriculum – di ministro dell’Economia, di presidente di una delle più importanti regioni italiane, di dirigente politico – e, soprattutto, con il ruolo che aspira ad avere e che potrebbe toccargli, dopo le elezioni, nel governo di questo paese. Sfociano spesso nella più banale inopportunità le sue schermaglie con Casini ed altri sulla legge elettorale. Ed è addirittura scoraggiante, persino irritante, vederlo lasciarsi andare talvolta a polemiche di basso livello nelle quali cerca in tutti i modi di trascinarlo il suo principale antagonista, l’effervescente sindaco di Firenze, che proprio per questo motivo trova porte spalancate in tutti i teatrini televisivi della politica (per poi sfacciatamente dolersi di “scarsa visibilità”, ad imitazione dell’onnipresente Grillo, parlante senza contraddittorio).
Bersani lasci a costoro il monopolio della teatralità e – per favore – lasci ai frequentatori dei bar sport emiliani il gusto per la metafora e per l’iperbole (in ciò magistralmente ma distruttivamente parodiato da Crozza) e si caratterizzi come, se non l’unico, il più serio garante delle cose concrete – indicandole con semplicità e chiuarezza – da fare per l’Italia e come il più credibile successore a Palazzo Chigi di chi oggi vi siede con grande dignità e prestigio sul piano internazionale, pur con tutte le riserve degli italiani per alcune scelte di governo fatte (e non fatte) in questo anno. Senza lasciarsi turbare il sonno dall’incubo del “Monti bis”.

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