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Dic
12

Un paese da paura di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Questo paese comincia a far paura. Si sta allontanando con una accelerazione crescente da quell’Italia che riuscì a sollevarsi dalle macerie della guerra e della dittatura fascista affrontando grandi sacrifici con l’entusiasmo della riconquistata libertà. Le ideologie dividevano anche allora, ma il desiderio di ricostruire il patrimonio materiale, morale e culturale di una nazione devastata prevalse sulle appartenenze e sugli schieramenti. E s’impose nei rapporti tra le forze politiche un’etica fondata sulla ricerca di una unità nazionale che passò anche attraverso tormentati atti di tolleranza e di rappacificazione, come l’amnistia firmata dal ministro della Giustizia Palmiro Togliatti, segretario del Partito comunista, per quei fascisti che non si erano macchiati di infami reati e di crimini di guerra, dopo il discorso di Salerno in cui pronunciò la frase “Monarchici, qua la mano!”. Soprattutto, i rapporti politici erano improntati, pur negli scontri più duri, al rigore del linguaggio e al reciproco rispetto.
L’uno e l’altro vengono calpestati ogni giorno. Vengono calpestati in quelle mortificanti risse da cortile che sotto l’etichetta di talk show vanno moltiplicandosi sui canali televisivi; vengono calpestati nelle manifestazioni di piazza, dove la più bieca demagogia di squallidi imitatori di Masaniello si accompagna ad invettive indecenti contro i rappresentanti delle istituzioni; vengono calpestati da quei programmi televisivi che si nutrono della “presa diretta” con gente che urla in maniera scomposta una rabbia senza obiettivi e senza sbocchi; vengono calpestati nelle aule delle varie assemblee elettive, e soprattutto, con una escalation avvilente, in quelle del Parlamento.
Qui l’ultimo indecoroso spettacolo lo hanno offerto, durante il dibattito sulla fiducia al governo Letta, i rappresentanti di quell’istrione urlante che compiacenti gestori delle tv propinano a getto continuo agli italiani, riproponendone ripetitive immagini di repertorio pur di riempire i loro palinsesti. E’ insopportabile lo spettacolo di improvvisati tribuni in ansimante sintonia con la sintassi e dubbia familiarità con la buona educazione – arrivati sugli scranni di Montecitorio o di Palazzo Madama grazie a qualche centinaio, talvolta qualche decina, di “mi piace” sul web raccattati tra amici e parenti – che si sono permessi ancora una volta di impartire con arroganza lezioni di correttezza istituzionale a chi ha onorato ed onora la repubblica con il suo instancabile impegno e la sua fedeltà ai valori della Costituzione. L’allievo e successore di Umberto Bossi a capo della Lega ha detto che coloro che in questi giorni stanno disordinatamente manifestando in varie città – molti senza saper nemmeno dire perché – dovrebbero essere accolti in parlamento. In questo clima come si fa a discutere serenamente di nuova legge elettorale? Come si fa a non aver voglia di espatriare?

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