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Gen
24

« Un po’ di avanspettacolo fa sempre bene »

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entre si consumava il rito politico di definire la riforma della legge elettorale, l’illuminato al pesto è sceso tra i mortali, a recitare la solita sceneggiata vittimistica del M5S ; ma adesso ha l’occasione di menarla in lungo e largo.
Concedendosi solo alla stampa estera, definendo quella nostrana un problema addirittura un «un cancro», ben sapendo che istrioneggiando guadagna spazio in visibilità ma non certo in credibilità.
La sua boutade comica è iniziata con : «Renzi è andato da Berlusconi ad Arcore e il condannato gli ha dettato la linea. Si è messo la camicina bianca ed è salito sul camper, scopiazzando il nostro programma» ; forse non lo hanno reso edotto che l’incontro è stato fatto nella sede del PD al Nazareno.
In perfetto stile “lamentazioni di Geremia”, ha proseguito dichiarando :
«La legge elettorale che stanno facendo questi due, è per fermare noi che siamo la variabile impazzita… Con l’Italicum noi saremo tagliati fuori, immaginate il ballottaggio tra noi e il Pd. A chi indirizzerà il voto Berlusconi con le sue tv e i giornali. Lo sappiamo che non abbiamo scampo per andare al governo. C’è il mutismo di Napolitano che non dice niente, di Letta che non dice niente. Perché il pericolo siamo noi».
Ormai, è un disco rotto che recita la solita musica triste e lamentosa, è solo per soddisfare il suo smisurato egocentrismo che recita questi copioni, se lasciasse lavorare in santa pace quelli del M5S avrebbero ben più consensi, e potrebbero realizzare il programma tanto strombazzato del rinnovamento.
Tra le tante risposte di vari politici, quella più calzante è di Andrea Martella, vice presidente del Gruppo Pd della Camera, che ha dichiarato : «Difficile capire cosa voglia fare Grillo, se non puntare allo sfascio. Dopo aver cambiato idea non si sa più quante volte sulla legge elettorale, oggi grida all’accordo per far fuori il suo movimento. La legge elettorale in realtà si cambia per cambiare la politica e non e per colpirlo. Continuando ad autoescludersi dal confronto però si fa fuori da solo».
Oltre che, non ha convito molto i giornalisti esteri venuti a sentire il sermone senza dibattito, i soliloqui si fanno quando non si hanno argomenti con cui confrontarsi ed essere costruttivi, il dileggio e la volgarità sono segno di debolezza e mancanza di rispetto.
L’asserzione fatta di : “Non abbiamo idee né di destra né di sinistra, siamo ecumenici. Noi gli accordi con questi non li facciamo, o vinciamo o ce ne andiamo. Se gli italiani voteranno questi cialtroni, se li dovranno tenere” ; puzza tanto di demagogia è con qualche velleità totalitaria.
L’Italia ha già pagato due ventenni, un terzo sarebbe di troppo.

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