BLOG : La voce di quasi tutti

«

»

Lug
06

Una lenta agonia


Nonostante il nostro nome che evoca i fasti di una città che è stata modello nei secoli per tutto il mondo, mi riesce sempre più difficile emozionarmi alle bellezze di Firenze anche solamente guardandole dall’alto. Mi riesce difficile perchè essendomi dedicato allo studio della mia città durante la campagna elettorale del 2009 non ho visto un gran futuro per quella che fu Fiorenza traghettata sino ai giorni nostri passando anche dalla Seconda Guerra Mondiale. Dopo la guerra infatti si pensò bene di risistemare tutto quello che le bombe avevano causato e la città riprese il suo splendore vivendo gli anni 50-60-70-80 da vera protagonista. Con l’avvento della Seconda Repubblica e di tutto il suo strascico, i nuovi amministratori gli illuminati e studiosi in primis Primicerio, decisero che gli interventi strutturali al nostro patrimonio storico e paesaggistico dovessero essere tralasciati pensando che una vecchia città potesse anche cavarsela da sola. Ed così che siamo arrivati al il crollo del soffitto di una chiesa in centro (dice che era privata) alla totale incuria delle vie del centro con la relativa chiusura di negozi storici, alla messa in opera di uno scempio che corrisponde al nome di tramvia che all’epoca progettuale fu bandita anche dall’UNESCO e così via. Girando con lo scooter in una calda sera d’estate ieri sono passato per le Rampe storica salita che parte da Piazza Poggi e arriva fino al Piazzale Michelangelo dove il buon architetto Poggi pensò di ricavarci dei balconi che si affacciavano sull’Arno e sulla città. Orbene la cascata che gettava sul piccolo stagno ricavato dalla roccia è chiusa oramai da anni, perfino le talpe si rifiutano di sguazzare in quello che sembra un brodo primordiale putrido e fetido. I due piccoli balconi sopra la cascata dove ci si prometteva amore eterno sono stati occupati da i tubi innocenti che impediscono di vedere la citta ed anche di sedersi creando una sorta di effetto Firenze dalle sbarre. Il ristorante Le Rampe è chiuso e il segno della sua fù presenza è l’immagine di una catapecchia cadente. Spostandosi più in la, seguendo lo storico percorso che portò il Perozzi al forno del panettiere per comprargli i cornetti caldi la mattina, si arriva al Forte Belvedere, chiuso, sprangato perchè qualche anno fa teatro di una disgrazia che vide la morte di una turista. Nel mondo c’è gente che pagherebbe a peso d’oro strutture come il Forte, salite come Le Rampe, edifici storici come i nostri e noi, fiorentini compresi, li lasciamo morire così senza il benchè minimo amor proprio per una città che ha il dovere di essere conservata e non evoluta. Ma siamo troppo tronfi e superbi per poter capire che quando cade un pezzo del Campanile di Giotto cade la nostra storia, si sgretola tutto ciò per il quale siamo famosi nel mondo. E’ tipico un pò della nostra gente, ci facciamo abbindolare dai falsi profeti che fra cento anni non saranno neanche citati nei libri di storia quando in realtà dovremmo sentire e studiare di più chi già riposa nel sonno eterno ma che eterno ed indelebile sarà il segno del loro passaggio.

Media 4.00 su 5
Share


Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato!


*