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Mag
09

VALORE DELLA CICORIA NELL’ODIERNA CRISI DI VALORI

Sora Cesira


Il quotidiano francese “Le monde”, che credo significhi “ Il mondo “ ma poi me lo confermerete, sta conducendo un’importantissima campagna contro il
ritorno alla normalità.
In che senso?
Nel senso che auspicherebbe una trasformazione radicale del sistema contro il consumismo.
A me questa cosa è piaciuta proprio tanto, perché le parole “ Trasformazione radicale”,” consumismo” e “ sistema” hanno su di me un’effetto altamente inebriante, e vi confesso che se avessero aggiunto anche “ Crisi di valori” e “ alla deriva” non escludo che avrei avuto effetti collaterali pseudo erotici.
Questo importante appello ha già raccolta moltissime firme di artisti come Monica Bellucci, Juliette Binoche, Cate Blanchett, Madonna e Robert De Niro, tutte persone per le quali sembra che il problema sia una metacrisi (poi guardo sul vocabolario) alimentata da un consumismo che ci ha portato a negare la vita stessa, quella dei vegetali per esempio.
Sinceramente che tutti questi grandi artisti si facessero beffe del consumismo l’avevo sospettato.
Prendete Madonna, i suoi dischi mica li vende.
I ristoranti di De Niro invece sono convenzionati con la Caritas.
Anche la Bellucci recita (non mi viene un sinonimo calzante) gratis per film che poi vengono proiettati pro bono nelle sagre di paese.
Stante questa loro richiesta avrei perciò pensato ad un sistema carino per ridare dignità a madre natura.
Pensavo a tutti quei raccolti che stiamo buttando via solo perché nessuno vuole lavorare nei campi, tantomeno gli araldi del reddito di cittadinanza.
Riflettevo anche sulla proposta della ministra Bellanova di regolarizzare gli immigrati a tale scopo.
Mi chiedevo, e domando ora a voi, ma se a salvare la nostra cicoria, i nostri agretti e i nostri pomodori fossero proprio questi alfieri dell’anticonsumismo intellettuale?
Avrei anche pensato agli slogan per la grande distribuzione:
“ La Cicoria non s’ammosch se la cura la Binoche”.
Oppure “Per l’agretto vai da Gucci che l’ha colto la Bellucci“.
Riflettiamo:
Noi saremmo liberi di occuparci delle nostre aziende defunte, delle attività da riaprire, dei fondi che non arrivano e della ricostruzione di un paese un po’ provato.
Loro invece ci salverebbero dall’orrore di questa metacrisi florafaunistica.
E finalmente al cospetto di prestazioni diversamente artistiche non potremo mai più dire “ Braccia sottratte all’agricoltura”.
(Fonte ANSA)


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