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Ago
09

Veleni e ricatti di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


L’estate rivela aspetti sotto traccia della personalità di ciascuno, ma anche fattori e comportamenti sociali e di responsabilità in qualche modo collettive. Influisce l’eccezionale calura ma emergono fattori di più lunga durata e di forte persistenza. Il caso dell’Ilva è esemplare. Trascurato per decenni è esploso nelle ultime settimane ponendo in modo più acuto la drammatica alternativa salute-lavoro. All’ultimo secondo è stato trovato il sentiero stretto di un avvio di soluzione possibile che allontana il rischio più immediato per migliaia di lavoratori e il futuro di Taranto. Più di cinquant’anni fa a Marcinelle, centinaia di minatori italiani, emigranti in Belgio a cercare lavoro e sostenere le famiglie rimaste in Italia, si trovarono intrappolati nella miniera di carbone, priva di adeguate strutture di sicurezza e non ci fu scampo. Drammi vicini e lontani nel tempo che dovrebbero severamente richiamare responsabilità di imprenditori e politici , di sindacati ed amministratori che per lungo tempo hanno trascurato la questione decisiva della salute e dell’ambiente, anche se la salvaguardia ad ogni costo del posto di lavoro può trasformarsi in ricatto insopportabile.
Di tutt’altro genere il ricatto invincibile subito da Schwazer il nostro marciatore, trionfatore a Pechino. L’ossessione della vittoria deve essere diventata un fantasma che non gli ha dato tregua, che lo ha accompagnato come un incubo in ogni momento della giornata non solo durante gli allenamenti prolungati e solitari. Non ha retto l’idea di non farcela di nuovo, di restare primo come per il trionfo a Pechino. Questa ossessione non governabile l’ha condotto alla più grande delle sconfitte, quella dell’onore e della dignità di sportivo e di uomo: non reggere il rischio della competizione aperta, tentare di vincere ad ogni costo e con ogni arma. Al posto di un medico avvelenatore sarebbe servito un buon consigliere, capace di fargli alzare lo sguardo dalla strada e dalle scarpette di allenamento per osservare l’orizzonte della vita, molto più ampio comunque di una medaglia d’oro.

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