BLOG : La voce di quasi tutti

«

»

Ago
02

Venezuela


Di fronte a questa vignetta dell’ottimo Biani ho subito pensato: “Magari”. Magari il #Venezuela riuscisse davvero a superare l’eredità del chavismo, perché da 18 anni (diciotto anni) il Paese ha subito il chavismo, fino ad arrivare alla condizione disastrosa di oggi. Però, voglio dire un’altra cosa, sarò lunga vi avverto e me ne scuso sin da ora.
In Italia il dibattito sul Venezuela si è praticamente polarizzato su chavismo e anti chavismo. Come se milioni di venezuelani fossero etichettabili come chavisti o anti chavisti. Come se non esistesse niente altro. Quelli che “viva la revolucion e Cuba è un Paradiso anti imperialista” danno a tutti gli altri dei fascisti in malafede (insulti che mi sono beccata anche io nei giorni passati). Quelli che sono realmente fascisti, danno ai leoni da tastiera della revolucion dei “dittatori sanguinari” (un po’ fascisti pure loro….dato che è noto che gli estremi si abbracciano).
Ma il popolo Venezuelano non è questo ed è lontano anni luce dai nostri dibattiti salottieri col culo al caldo. La prima volta che sono stata in Venezuela c’era ancora Chavez, e di lui non avevo un’idea chiara in testa. Detesto ragionare per ideologia, per partito preso. Sono di Sinistra, ma sono sempre stata anti comunista, a me piace la Socialdemocrazia, quella roba vintage, che non si vede più in giro e di cui se ne sente la mancanza. Ricordo la mia prima impressione di Caracas. La casa luminosa di Rossana, la spesa da fare prima che arrivasse il gruppo con il quale avrei proseguito il viaggio verso la montagna di Sorte. Ricordo che non riuscii a fare la spesa, perché nel supermercato sotto casa mancava tutto. Vabbè, pensai, forse stanno facendo l’inventario. Non era così e me ne accorsi nei giorni seguenti. C’era ancora Chavez e io credevo a quello che Rossana mi raccontava, ma non fino in fondo. Cioè, diamine, Chavez era etichettabile come “di sinistra”, non poteva mica essere questo dittatore corrotto che già allora in tanti andavano descrivendo.
Ricordo di avere acceso la tv per seguire i notiziari. Era domenica e c’erano solo 3 canali. Sul primo andava in onda una diretta fiume di Chavez, che parlava senza sosta nel suo programma “Hola Presidente”. Ascoltai per un po’, poi mi venne a noia quella retorica finta e ripensai agli scaffali del supermercato dove mancava il latte. Un caso, staranno facendo l’inventario, ripetei tra me e me. Passai al secondo canale. C’era un tiggì, dedicato a quello che Chavez stava dicendo in Hola Presidente. In testa di nuovo gli scaffali vuoti e quel senso di desolazione profonda che aleggiava nel supermercato. Terzo (e ultimo) canale, c’era una telenovela. Mi fermo, almeno così mi esercito un po’ con la lingua parlata – penso. La telenovela parlava di un giovane e brillante condottiero, che voleva rivoluzionare il suo Paese e che gridava ogni tre per due: “Socialismo o muerte!”.
Era una soap sulla vita e le gesta eroiche del presidente Hugo Chavez. Allora, capii fino in fondo cosa Rossana aveva cercato di dirmi. Durante il mio soggiorno venezuelano ho incontrato tante persone. Chavisti e non chavisti, semplicemente “persone”. E tutti mi hanno raccontato la loro storia, mi hanno parlato della corruzione che stava strangolando il Paese, della povertà estrema che portava all’escalation di criminalità, della difficoltà di trovare da mangiare, da quando le nazionalizzazioni di Chavez avevano obbligato i Venezuelani a comprare i polli dal Brasile. Questa cosa del pollo brasiliano mi colpì molto. In Sudamerica si mangia tanto pollo, costa poco. Ecco, all’epoca in Venezuela persino il pollo era un oggetto di desiderio e costava assai, perché i Brasiliani mica te lo regalavano. C’era Chavez che parlava di democrazia, socialismo, attenzione ai poveri e agli ultimi, e poi non ti potevi muovere senza un drappello di guardie del corpo, perché i gruppi di stranieri erano nel mirino di chi moriva di fame e per un paio di adidas ultimo modello potevi anche essere ucciso…valevano molto sul mercato nero.
Tornai dal Venezuela con un’idea su quello che stava succedendo lì e mi arrabbiai moltissimo nel vedere Chavez osannato al Festival del cinema di Venezia, come se fosse il salvatore della patria, il nuovo Simon Bolivar. Mi beccai della fascista pure allora. Guai a toccare il mito, guai a dire la verità, guai a infangare la retorica della gloriosa revolucion.
Oggi la situazione in Venezuela è precipitata e non andrà meglio nelle prossime settimane. Leggo sapientoni e maestri della revolucion col culo al caldo che dicono che il voto per l’assemblea costituente voluto da Maduro è “democratico” e che i morti per le strade non sono fatti dal regime, ma dalle opposizioni pagate dai soliti yankees, che vogliono riportare il Venezuela ai tempi pre Chavez. E poi, ancora dopo tutti questi anni, leggo fregnacce anti imperialiste, da quelli che non hanno mai smesso di scrivere kapitalismo con la “K”. E però nel “kapitalismo” ci sguazzano da anni e c’hanno sempre l’ultimo modello di iPhone e vanno a fare la spesa la domenica nei supermercati aperti h24. Poi, mettono i ghiaccioli in freezer e vengono qui, su Facebook, a tacciare di fascismo chi dice che in Venezuela il chavismo sta finendo nel sangue. Mentre sorseggiano la loro grappa barricata dopo pranzo, sognano che Chavez ci sia ancora, perché se a questi gli togli il mito cadono in depressione.
Quello che sta succedendo in Venezuela fa male al cuore. E’ l’ennesima dimostrazione di come il mito della revolucion non funzioni. Mai. Se strangoli le libertà fondamentali per dei principi che ritieni essere superiori, non può funzionare…fai solo un sacco di morti, generi tanta violenza e tanta rabbia, ma non fai funzionare un bel niente. la Storia (non solo in Venezuela) ci insegna questo. Il resto è roba da nostalgici del “quando c’era lui”, sia a destra che a sinistra.
Oggi, in Venezuela, Maduro vuole “punire” i parlamentari dell’opposizione. Vuole svuotare il Parlamento (che è in mano all’opposizione democraticamente eletta) di ogni potere e funzione. E’ praticamente il clone, con molto meno talento, di quel Chavez che conobbi più di dieci anni fa. E, forse, è persino più cattivo. Di fronte a questo, agitare ancora la bandiera del “chavismo o muerte” è da criminali, senza se e senza ma.
Da anni sogno un Venezuela libero, finalmente libero da tutta questa paccottiglia anni Settanta, dagli yankees e da quelli che parlano di rivoluzione, e poi si aprono i conti milionari a Miami.
Per le strade del Venezuela stanno morendo delle persone. Per favore, per rispetto, non chiamiamoli chavisti e anti chavisti. Sono esseri umani che vogliono ritrovare la loro dignità e vivere liberi in un Paese dove la democrazia non viene calpestata. Sono proprio come noi, ma – per fortuna – noi ancora abbiamo i supermercati pieni e non moriamo di pressione alta, perché mancano le medicine per abbassarla. Se volete parlare di Venezuela senza etichette facili, sono qui. Ma a tutti quelli che offendono e insultano con fregnacce post-rivoluzionarie ribadisco che qui non troveranno spazio. Non glielo darò, perché mancare di rispetto a un popolo che sta lottando per sopravvivere non lo accetto e non lo accetterò mai.
Grazie per avermi letta fin qui. Siete degli eroi!

Media 4.00 su 5
Share


Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato!


*