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Feb
13

« Veniam peto pro omnibus defectibus meis »

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na affermazione di grande umiltà, del dimissionario Papa Benedetto XVI, che dovrebbe far rifletter, e non poco, il ciarpame politico che ci circonda e ci ammorba la vita quotidiana.
Una confessione “umana” del proprio stato , un ammissione forse di debolezza, ma di grande spessore epocale, nella millenaria storia vaticana si contano solo cinque casi ; in particolare quello di papa Celestino V.
Invece nel mondo politico, benché in avanzata età e con non pochi problemi, restano a discernere sul bene del paese ; predicando encicliche di bene sociale che non hanno mai fatto o mantenuto negli ultimi vent’anni.
Si potrà disquisire negli anni a venire, del come e del perché di questo gesto inusitato, ma di certo resta un gesto di una portata immensa per il suo potere spirituale e temporale ; ma porterà sempre sulle sue spalle la colpa di non aver stroncato il male profondo che affliggeva ed affigge la chiesa.
Di contraltare, continuiamo ad avere lo squallore di gente senza valori, dedita solo e soltanto ai loro interessi personali, senza un briciolo di ritegno davanti alle loro responsabilità accertate e conclamate ; anzi con arroganza e prosopopea se ne fanno un vanto.
Questo non vuol essere un elegia a quanto accaduto oltre Tevere, ma una riflessione di chi esercita il potere politico in tutte le sue sfaccettature, da quello competente al populista e demagogo, sino a scendere nella cloaca del vecchio bavoso.

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