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Set
05

Vincere o governare? di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Ma in questo paese il problema è saper vincere le elezioni o saper governare? Si ha sempre più l’impressione che il primo interesse prevalga sul secondo, anzi che lo oscuri, che lo releghi a questione marginale. Persino il ministro per i rapporti col parlamento e capo delegazione del Pd nel governo Letta, Dario Franceschini, parlando della futura leadership del partito di cui è stato lui stesso segretario (anche se sotto altra sigla) si è lasciato convincere a un intervento in sostegno della candidatura di Matteo Renzi con questa motivazione: “siamo stanchi di perdere”.
E, come lui, altri: non si domandano se lo scalpitante ed effervescente sindaco di Firenze abbia, oltre ad una spiccata ed efficace dote tribunizia, anche i titoli, le qualità e la struttura istituzionale per ben governare l’Italia; e, soprattutto, non lo incalzano ad uscire dalle enunciazioni brillantemente propagandistiche e a delineare un programma concreto di rinnovamento e di rivitalizzazione del paese nel segno della equità sociale e della serietà. E’ probabile che Renzi un programma ce lo abbia e che esso sia valido, convincente e da sostenere. Ma è giusto chiederglielo e, soprattutto, doveroso per lui illustrarlo.
Finora il suo cavallo di battaglia è stata la “rottamazione”, argomento sempre popolare in Italia, come tutte le parole d’ordine demolitrici, che ha declinato in tutti i modi e con tutti gli slogan suggeritigli dalla sua prolifica fantasia, prevalentemente usati come strali contro dirigenti del suo partito, fino a proclamare di voler rottamare le correnti, proprio lui che è il capo della principale, forse l’unica corrente organizzata dentro il Pd. Per il resto fumose enunciazioni in stile vendoliano.
Obiezione: piace, è popolare, può far vincere le elezioni. Punto e basta. E’ una obiezione che fa il paio – pur su un piano diverso, per carità – con quella dei berluscones: la legge che prevede l’estromissione dalle cariche politiche di chi è stato condannato al carcere e all’interdizione dai pubblici uffici per frode ai danni dello Stato non si deve applicare a chi viene votato da alcuni milioni di persone.
Da qui nasce la seconda domanda: ma in questo paese il problema è saper vincere le elezioni o sapersi comportare onestamente?

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