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Lug
15

Grecia – arma di distrazione di massa per gli italiani

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o sciacallaggio politico è in piena attività, cavalcando l’onda dell’antieuropeismo, mentre il paese sta disfacendosi giorno dopo giorno, basta vedere il nuovo record per il debito pubblico italiano, che alla fine del 2014 si era fermato a quota 2.134,9 miliardi.
Adesso, Bankitalia, rende noto che nel mese di maggio l’ammontare complessivo ha toccato i 2.218,2 miliardi di euro, lievitando in un solo mese di 23,4€ miliardi ; praticamente dall’inizio del 2015 la crescita del debito è stata di 83,3€ miliardi, pari al 3,9% del totale.
Ormai è assodato, che la peste nera italica è di due ceppi ben precisi corruzione ed evasione, ma poi bisogna aggiungere le regioni del bengodi dove si sperpera a quattro mani senza che qualcuno intervenga.

Sul quotidiano Lettera43 campeggia un bel titolo :
«SPESE PAZZE
Campania, gli sprechi di So.Re.Sa nella Sanità. Macchinari per 7 milioni. Parenti di parlamentari assunti. Appalti controversi. L’ospedale non c’è. Ma i costi lievitano. In Campania è bufera su So.Re.Sa. ; leggi articolo ; ma comunque niente di nuovo sotto il sole del Vesuvio.

Poi, la perla delle perle, è la Sicilia un “black hole” dello sperpero e spreco a tutti i livelli ; giusto un esempio da Finanzaonline Gino Cerchietti scrive:
In Sicilia il bollo auto non lo paga praticamente nessuno
“Un miliardo, duecentosettantaquattro milioni, centocinquantamila e duecentoventi euro. Che «depurati da sgravi vari, sospensioni e contribuenti deceduti, si riducono a euro 762.262.850». Ovvero 150 euro esatti per ogni siciliano, neonati inclusi. Tu chiamale, se vuoi, evasioni. Innocenti evasioni, dato che le possibilità di essere acciuffati dagli incaricati di Riscossione Sicilia sono bassissime.
Quel miliardo e passa, cifra iperbolica, è l’ammontare dei tributi dovuti dai siciliani per il possesso dei loro veicoli e non pagati tra l’anno 2000 e il 2012. Nello stesso periodo, per lo stesso tributo, nella stessa regione, sono state infatti «riscosse somme solo per 169.512.013 euro». Meno del 12% del totale. Numeri e ammissioni che appaiono per la prima volta negli atti della giunta siciliana, grazie alla relazione che accompagna il disegno di legge sulla regionalizzazione della tassa automobilistica.
È una buona metafora, questa storia del bollo auto in Sicilia, per spiegare l’incapacità (o l’assenza o la connivenza) delle istituzioni nell’isola. In teoria, evaderlo è impossibile: accanto alla targa di ogni veicolo appaiono il codice fiscale di chi lo possiede e il suo indirizzo di residenza. Ma ci vuole la volontà di andarlo a cercare. E poi in Sicilia tutto sembra fatto apposta per aiutare chi non paga, inclusi i tempi del contenzioso: gli accertamenti per i bolli auto evasi nel 2009 sono stati notificati nel 2012 e iscritti a ruolo solo nel 2015.
È lo stesso Baccei, tecnico di scuola Ernst & Young, messo alle costole di Crocetta da Graziano Delrio, a trovare imbarazzante il confronto con le altre regioni. Col Veneto, ad esempio: il numero di veicoli è simile, anzi in Sicilia ce ne sono di più (4,2 milioni contro 3,9), eppure il gettito che il Veneto ricava dal bollo auto è più che doppio rispetto a quello della Sicilia: 696 milioni di euro contro 345,8 milioni.
Detta altrimenti, se la riscossione del tributo avvenisse con la stessa efficacia con cui è svolta in Veneto, a palazzo d’Orleans, sede della giunta di Crocetta, incasserebbero oltre 300 milioni in più ogni anno e non ci sarebbe stato bisogno di elemosinare una cifra identica presso il governo centrale, come avvenuto nei giorni scorsi.”

E questo è solo la punta dell’iceberg, ce ne sono a iosa, come quella vacanza in Qatar da 700 mila euro per andare alla fiera Brand Italy a Doha, il presidente siciliano Rosario Crocetta, il presidente dell’Ars Ardizzone, l’assessore allo Sviluppo Marziano, il sindaco palermitano Orlando, il presidente della Fondazione Federico II Forgione, il senatore Pd Lumia e il console tunisino in Sicilia.
Non si può non sorridere a queste spese “sicule” : ebbene sono stati spesi 150 mila euro per un consulente che verificasse lo stato di buona salute di una pianta rara costata 453 mila euro che la Regione desiderava tutelare ; ed il caso di Zorro, un vecchio cavallo donato dalla Regione ad un istituto di cura e messo in pensione a 2.335 euro al mese senza che però il medesimo istituto fosse dotato delle strutture idonee per mettere in atto l’ippoterapia con Zorro.
Ma non solo loro due, la lista è decisamente lunga, quello che è esaltante che in Italia ci sono venti Regioni ma sono ventuno sedi di rappresentanza a Bruxelles, ci sarà una regione bipolare ; poi ci sono più di 150 ‘ambasciate regionali’ all’estero, dagli Stati Uniti alla Tunisia ; un poltronificio di feluche regionali.
Si vede che la crisi per le regioni non esiste !

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