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Ott
14

LAVORO CHE VALE LA VITA di Marina Neri

dallarete01


Oggi giornata nazionale per le vittime del Lavoro.

L’ Italia è una Repubblica Democratica fondata sul Lavoro.
Res Publica : vilipesa
Democratica: offesa
Lavoro: umiliato

Il Lavoro è la condicio sine qua non di ogni Dignità. Quella che si conquista ogni giorno. Quella che non può darsi per scontata , quella che uno Stato deve garantire ai suoi figli per nascita e per sottoscrizione del Contratto Sociale.

Di lavoro si Vive. Per lavoro si Muore.
Quando manca, quando , esodati non si riesce più a ricollocarsi , quando giovani laureati si ricerca un posto per dare valore agli studi fatti e un call center è l’ optimum che la nazione sa offrire, quando le condizioni di sicurezza sono barattate in nome del risparmio da parte delle imprese a loro volta prede di strozzini legalizzati. Quando non si può restare incinta o non si può avere un altro figlio. Quando la busta paga viene dimezzata con giro conto in favore del datore di lavoro. Quando la tassazione soffoca e un Mercato che non tiene conto dell’ Uomo stritola e ricatta.

Quando la Politica dismette il suo ruolo e siede al tavolo padronale considerando schiavi gli interlocutori che hanno braccia e fatica da offrire.

Quando Conquiste del passato ( Leggasi Statuto dei Lavoratori) vengono immolate sull’ altare delle lacrime e sangue di una Troika transnazionale lontana, fredda, chiusa nelle scatole di latta degli egoismi finanziari.

Il Lavoro muore quando la Costituzione nei suoi articoli 4, 36, 38, 42 e 43 viene imprigionata con un Colpo di Stato silente e odioso perché non fa scattare il moto di rivolta.
Eppure ” nessuna Legge ordinaria e nessun regolamento ” può violare i precetti e i principi fondamentali in essa contenuti. Violarli significa Vilipenderla e Offenderla.

Non si è visto nessuno diffidare all’ Adempimento lo Stato. Anzi si briga sempre per violentarla e toglierle valore.

Solo in questo anno circa 600 morti sul Lavoro in Italia. Operai, agenti, autisti.

“Dal 2009 ad oggi 17 mila persone hanno perso la vita sul posto di lavoro. Non solo gli infortuni sono in aumento, ma sono in aumento soprattutto le morti. Questa è una strage: se uno guarda i dati degli ultimi dieci anni sono 17 mila le persone che sono morte sul lavoro contando anche quelli morti mentre andavano o tornavano dal lavoro. Sono numeri di una strage. Siccome si continua a morire come si moriva 40/50 anni fa è chiaro che c’è bisogno di agire”.Lo ha ricordato oggi il segretario della Cgil Maurizio Landini.

E il presidente della Associazione Nazionale Infortuni e Morti sul Lavoro ha dichiarato:
” Non raccontiamoci favole… sul lavoro non c’è sempre il lieto fine'” lanciando in questi giorni sui media una campagna di sensibilizzazione avente ad oggetto e sfondo proprio le favole.

No. Non c’è proprio il lieto fine nelle favole moderne con protagonisti i lavoratori italiani.

Gli infortuni o peggio le morti, non potranno diminuire nel nostro paese finché le possibilità di sfuggire ai controlli e alla applicazione delle norme sulla prevenzione è ancora elevatissima.

Un dato allarmante è invece quello in base al quale sono ridotte notevolmente le unità di ispettori delle Asl,e degli ispettori del lavoro. Di contro sono sempre troppe le normucole nei meandri delle quali si rinvengono cavilli che consentono l’ elusione, sono sempre troppi gli organi di vigilanza che non riescono a coordinarsi. Ogni Regione adotta una politica differente in tema di lotta alla ” insicurezza sul lavoro” e in materia di prevenzione e non si ha la certezza del diritto e della sanzione nel caso della trasgressione. Manca una Unica Autorità Coordinatrice per un approccio sinergico ed esaustivo.
” Ogni infortunio pesa sul Pil, grava sul sistema sanitario, previdenziale, assicurativo, amministrativo e giudiziario, ferisce l’economia sana, lo stato sociale, tutti noi. La legalità è il potere dei senza potere, la legalità del lavoro è l’unico potere dei più deboli.” (Bruno Giordano magistrato)

L’ Italia è il paese dei ” Mai Più” pronunciati durante i funerali delle ignare vittime o durante le giornate commemorative.

Non conosce i Mai Più urlati sulle barricate, nei picchetti , nelle proteste ad oltranza e non in orari d’ ufficio… perché le forze Politiche che li pronunciavano sono scese da quei traballanti trespoli e stanno sedute adesso su scranni parlamentari comodi.
Ma il Potere ha il suo prezzo: quello delle morti dei silenti, dei senza voce…di chi a un pezzo di pane ha regalato la dignità del suo vivere e morire.

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