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Dic
24

Pensierino di Falbalà di Matilde Mangold

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Eccola qui, la Vigilia di Natale. Ultimamente si sono susseguiti dibattiti su cristianità, religione, contrapposizione di civiltà e culture, tradizioni da preservare senza vergognarsi della propria storia. Vorrei quindi dedicare il mio post mattutino a quello che è, per me, il Natale. Che poi è quello che vorrei fosse un po’ per tutti, al di là della fede religiosa. Non so se davvero un figlio di Dio nacque in una grotta, scaldato dal respiro di un bue e un asino, partorito senza concepimento effettivo. Non so se abbia davvero compiuto miracoli, non so di chi fosse figlio. Non so se esiste veramente un creatore di questo incredibile universo e non so se abbia un nome, né che tipo di entità sia. Non so neppure se tutto è iniziato con un unico big bang oppure se è stato solo uno dei tantissimi di una serie infinita, ripetuta ciclicamente. Non lo so io e non lo sapete neppure voi, perché non vi è modo di saperlo. Ma una cosa la so, e credo sia la stessa cosa che ci accomuna tutti quanti. So che in un tempo lontano nella scala del tempo dell’umanità, ma vicinissimo nella scala del tempo di questo pianeta, qualcuno ha portato un messaggio rivoluzionario. Veramente rivoluzionario. Un messaggio che ha cercato di estromettere l’egoismo, la cattiveria, la meschinità e l’odio dalla razza umana, una razza che contiene in sé, in modo innato, l’istinto a grandi slanci ma anche quello verso grandi orrori. Quel messaggio ha portato coesione ma anche grandi divisioni, ha portato amore e anche guerre, molti sono morti, altri moriranno, altri ancora si rallegreranno in conseguenza di ciò che fu detto e scritto duemila anni fa. E in fondo quel messaggio altro non è che l’interpretazione di un sentimento più grande che abbiamo in noi, anch’esso innato. Lo stesso sentimento o spirito che spinge un neonato a sorridere per la prima volta; lo spirito che ci fa sentire piccoli di fronte a un tramonto sulle cime innevate; il sentimento che ci fa commuovere e piangere quando scorgiamo nel mondo che ci circonda la bellezza, sotto varie forme, sia un gesto o una parola o un animale o un fiore o una creazione artistica o un problema risolto o un abbraccio. Quel sentimento, quello spirito che ci fa sentire vivi. Che ci unisce alla vita, seppur inafferrabile nel suo intrinseco mistero. Quel sentimento di stupore gioioso, quello spirito di libertà, di autoespressione che si manifesta nel nostro cuore che batte un poco più forte, nei nostri occhi che si dilatano per l’emozione anche fosse di un solo istante. Quel sentimento che è una piccola estasi ogni volta che ci sentiamo parte di qualcosa di più grande, indipendentemente da ciò che pensiamo. Non possiamo spiegarlo, non possiamo e non potremo mai conoscerlo fino in fondo, né svelarne l’essenza interamente. Quel sentimento che ci spinge ad abbracciare tutto con lo sguardo e con il cuore. E quella bellezza infinita, magica, di gioire se qualcun altro è felice, così come di soffrire quando un’altra persona soffre. La capacità empatica che rinsalda la società e ne è fondamento, l’empatia che lotta contro l’egoismo che è parte di noi. Quello spirito che, come diceva un capo indiano nativo americano, “si sente nella voce del vento, in ogni foglia, in ogni roccia”.
Non so se chi ha portato quel messaggio rivoluzionario fosse davvero il figlio del creatore dell’universo. E non mi importa saperlo.
Ma so che quel messaggio è alla base della Civiltà, è il meglio che abbiamo dentro di noi, il meglio che abbiamo da offrire: che crediamo oppure no, quel messaggio esprime la grandezza degli esseri umani.
E credo che si debba avere grande cura di ciò che può farci splendere davvero: quel messaggio, i suoi valori, la sua memoria, vanno conservati per sempre, perché sono una piccola, grande chiave per aprire lo scrigno segreto dell’essenza dell’Umanità.
Buona Vigilia e Buon Natale a tutti voi!

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